Benevento

"Siamo l’Italia e non la Cina, una democrazia e non un regime". Chiude così il suo intervento l'avvocato Salvatore Verrillo, centrato su una domanda: "Possono i precetti generici ed indefiniti che limitano le nostre libertà considerarsi efficaci?".

"I saggi delle varie task force create dal governo - scrive -riscriveranno le regole del vivere sociale compreso il galateo e la disciplina delle relazioni sentimentali. Saranno trasfuse in un bel DPCM ed illustrate in una altrettanto bella conferenza stampa da fissarsi possibilmente nella fascia oraria compresa tra le 20 alle 20,30, anzi meglio 20,20 così da centrare i tg ed il massimo ascolto. Chi ha avuto la sfortuna di frequentare l’Università non può non rammentare gli studi di filosofia del diritto sulla differenza tra validità ed efficacia del precetto legislativo.La validità di una norma è data dalla sua esistenza specifica all’interno di un ordinamento giuridico.L’efficacia è invece una condizione necessaria della norma, una singola norma giuridica non può considerarsi valida se cessa di avere efficacia (Kelsen)".

Allora, "riguardo la surreale e paradossale situazione emergenziale, la domanda è: possono i precetti generici ed indefiniti che limitano le nostre libertà considerarsi efficaci? Senza citare i decreti ed i dpcm precedenti, sembrerebbe che l’ultimo in ordine di tempo non lo sia", commenta il legale. Che aggiunge:."Come può un precetto legislativo compiuto dirsi efficace se necessita di continui chiarimenti ed interpretazioni, anche di natura soggettiva, per la sua applicazione?".

Il rischio- avverte- "è che il precetto diventi arbitrio di chi lo emana e, purtroppo, di chi è chiamato a farlo rispettare.La vicenda dell’allargamento del concetto di affine ai fidanzati ne costituisce l’esempio più pregnante.Si emanano provvedimenti generalizzati e poi se ne verifica l’inefficacia che deriva dalla genericità ed indeterminatezza che impongono il solo obbligo di rimanere a casa! E’ diventata oramai la vera arma di minaccia in possesso di una classe politica, che, diciamolo con sincerità, dopo l’acquisizione di centinaia di pareri di esperti, è riuscita a raggiungere solo la consapevolezza che l’unico rimedio contro il virus sia il distanziamento sociale e l’adozione delle mascherine abbinate al rispetto di precise norme igieniche.Ed è quello che oramai tutti hanno capito".

Si andrà incontro - prosegue-  "ad un periodo che necessariamente ci vedrà obbligati alla convivenza con il virus, all’osservanza del distanziamento sociale, ad indossare le mascherine ed i guanti e al frequento lavaggio delle mani.Tale consapevolezza, dopo un duro periodo di isolamento, però non può consentire ad alcuno e tantomeno a chi ci governa (presidente del consiglio, della regione e sindaci) di perseverare nella sconsiderata prassi di compromissione delle libertà personali. Anche l’allentamento delle misure concesso dal governatore De Luca è stato accompagnato dalla consueta minaccia di nuove restrizioni per tutti in caso di indisciplina. Dopo due mesi di reclusione domiciliare e di completa assenza di relazioni sociali è comprensibile anche la stanchezza e l’insofferenza per i continui editti del re".

Ma  cosa si aspettava- si chiede Verrillo- "De Luca che autorizzando uscite mattutine e serali limitate ad un preciso e limitato arco temporale le persone sarebbero state in grado autonomamente di graduare e scaglionare le uscite senza creare assembramenti? Era davvero sicuro che la sua ordinanza, ancorché valida, potesse essere anche efficace? Crede davvero che l’inefficacia della sua ordinanza sia ascrivibile al popolo indisciplinato e non ai concreti limiti oggettivi del provvedimento stesso che non tiene conto della specificità dei luoghi e delle esigenze personali? Avrebbe dovuto prevedere che la limitazione di uscita dalle 19 alle 22 poteva causare assembramenti nelle città più che in altre zone con minore densità antropica.D’altronde, dato il ristretto arco temporale, sarebbe alquanto arduo disciplinare il concreto esercizio della facoltà concessa e stabilirne i criteri di esercizio e la priorità dell’uno rispetto all’altro".

E meno male - spiega- "che non si è ritenuto di ricorrere al criterio adottato per l’accesso agli uffici postali con uscite scaglionate in ordine alfabetico secondo l’iniziale del cognome e in distinte fasce orarie (sic)!. Né può consentirsi che, paradossalmente, alla presa d’atto della inefficacia di un provvedimento consegua la minaccia dell’applicazione indiscriminata della restrizione domiciliare per tutti. “La libertà personale è inviolabile” (art.13 Costituzione della Repubblica Italiana). Nessuno può essere assoggettato ad una sanzione o punito per una violazione che non ha commesso (art.27 Cost. e artt. 1 e 3 legge 689/81)".

In uno stato di diritto "si applica la legge e non il vecchio detto popolare “ un peccatore, penitenza maggiore”. Va rispettata l’autorità delle istituzioni ma altrettanto rispetto merita la dignità delle persone. Si ritorni allora alla ragione e si tenga conto che, fermo il divieto di mobilità interregionale e le limitazioni per le regioni più colpite, nelle zone dove l’incidenza del virus è minore e il territorio lo consente, l’allentamento delle restrizioni è un atto dovuto pur subordinato al rispetto delle norme comportamentali e di sicurezza".

La chiosa finale: "La malattia è grave ed il rischio è elevato, il popolo ha dimostrato consapevolezza e disciplina, ma adesso è la politica che deve dare segno di altrettanta consapevolezza e responsabilità. Siamo l’Italia e non la Cina, una democrazia e non un regime".