C'è un passaggio più importante degli altri, a nostro avviso, nella nota inviata dal Procuratore Aldo Policastro dopo la pubblicazione della notizia relativa ai quattro indagati per Villa Margherita.
“E’ doveroso precisare che allo stato si tratta di iscrizione nel registro notizie di reato e dello svolgimento di indagini preliminari volte ad accertare o, se del caso, ad escludere la responsabilità penale degli indagati, senza tralasciare nessuna ipotesi e senza approssimative conclusioni”, ha scritto il capo dell'ufficio inquirente sannita. Invitando, dunque, a non tirare le somme senza i numeri, e ricordando le modalità attraverso le quali si svolge ogni indagine, non solo quella sul centro di riabilitazione di contrada Piano Cappelle diventato un focolaio di contagio da Covid-19.
Un'inchiesta che, come le altre, può non rimbalzare mai all'attenzione degli interessati e poi dell'opinione pubblica, fino all'avviso di conclusione della stessa, o estrinsecarsi, all'improvviso, in atti di polizia giudiziaria a carico delle persone -scoprono, così, di essere finite nel mirino- chiamate in causa per le più svariate ipotesi di reato: dunque, perquisizioni e sequestri.
Tappe di un lavoro che punta ad acquisire, anche attraverso l'escussione di testimoni, l'acquisizione di documenti e il supporto di intercettazioni, gli indizi necessari a corrobare, o escludere, l'ipotesi investigativa. Ecco perchè davvero non si capisce, a meno che non abbia informazioni diverse, a cosa faccia riferimento il deputato Pasquale Maglione quando nell'ultima velina diramata parla di “primi risultati investigativi”.
Dove, di grazia, li ha rintracciati nelle parole di Policastro? Le Procure indagano, i politici fanno un altro mestiere. Sono a caccia di consenso, ma il giudizio sul loro operato non dipende dal tempismo del plauso e dell'apprezzamento indirizzato di volta in volta. Serve fare giustizia, non intentare processi sommari.