Benevento

Un anno fa il sequestro, poi annullato dal Riesame, stamattina il nuovo stop – lo ha anticipato la collega Mariateresa De Lucia -: perchè sono stati apposti ancora i sigilli ai dehors di otto tra locali e bar tra il Corso Garibaldi, via Perasso e via Odofredo? Lo spiega il gip Vincenzo Landolfi, chiamato a pronunciarsi, accogliendola, sulla richiesta avanzata dalla Procura.

Nell'adottare il provvedimento cautelare il giudice ripercorre le tappe dell'indagine avviata nel 2018 dai carabinieri del Patrimonio Culturale di Napoli, innescata da una segnalazione alla Soprintendenza. E rialimentata nell'agosto del 2019, alcuni mesi dopo la decisione con la quale il Riesame aveva annullato il primo sequestro, da una ulteriore verifica dei militari, dalla quale era emerso che “le strutture esterne installate negli spazi antistanti le attività commerciali”, per le quali la Soprintendenza aveva dato parere negativo, “si trovavano nelle medesime condizioni in cui erano all'epoca dei precedenti accertamenti, pur se con tende aperte o chiusure laterali rimosse”.

Il dottore Landolfi ricorda le escussioni di un funzionario della Soprintendenza e di un dirigente del Comune, poi sottolinea che gli esercizi commerciali 'incriminati' si trovano in pieno centro storico di Benevento e che “il suolo pubblico che occupano costituisce bene culturale oggetto della tutela, anche penale, prevista” da un Decreto legislativo del 2004. Inoltre, le strutture “sono state realizzate in assenza dell'autorizzazione della Soprintendenza, richiesta dal Decreto per l'esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali”.

Da qui l'adozione del sequestro: lavoro per i difensori degli otto indagati, assistiti dagli avvocati Sergio Rando, Vincenzo Sguera, Marcello D'Auria, Antonio Leone, Mario Verrusio, Raffaele Tibaldi, Alberto Mignone, Nazzareno Lanni e Fabio Pannone.