La pandemia ha messo in ginocchio vari settori economici, ha trasformato la capacità di vivere dell’intera umanità; sta modificando gli spazi pubblici, le relazioni umane, le connessioni sociali che sono alla base della vita di ognuno di noi.
In questa Fase 2, caratterizzata da paura, incoscienza e confusione, ci sono storie che raccontano il coraggio di chi ha investito ogni energia nella realizzazione del proprio sogno e non ha alcuna intenzione di farselo distruggere dalla crisi.
Mario Agozzino è uno di quei tanti sognatori che, credendo con forza nel proprio lavoro, sta difendendo a denti stretti il sogno di una vita intera. Mario è un fotografo che, a Settembre del 2019, ha aperto il suo studio fotografico per dare concretezza al proprio sogno. “Dopo tanti anni di gavetta e con tanti sacrifici ho deciso di mettere radici e aprire la mia attività a Napoli centro. Trovare un posto per il mio studio fotografico non è stato affatto facile ma, grazie anche all’aiuto della mia fidanzata, ho trovato il posto giusto. Più che un “posto” il mio è un “luogo”: un luogo che vive di perenne movimento, nel cuore di Napoli; un crocevia di passaggi, proprio davanti al Museo Nazionale, che mostra una città che non si arresta mai, tra suoni, rumori e odori che fanno da cornice alla vita frenetica della metropoli. La fotografia mi ha sempre affascinato poiché, nonostante possa sembrare qualcosa di statico, in realtà è movimento. La fotografia smuove gli animi, suscita emozioni e soprattutto fa riaffiorare i ricordi. È per questo che ho scelto questo luogo movimentato, per dare alle persone che incontro la possibilità di curare l’immagine dei giorni più importanti della propria vita”.
Dunque Mario, dopo anni di gavetta e sacrifici, ci era riuscito, aveva iniziato un percorso difficile per emergere in un mercato che a Napoli è molto competitivo. Poi è arrivato il virus, la pandemia, la quarantena. “Ho chiuso a causa della quarantena prima del decreto che ha imposto la chiusura delle attività. È stata una scelta di civiltà, per salvaguardare la salute pubblica e il bene collettivo. È stato un vero e proprio choc. Un momento di stop, due mesi apparentemente statici. Tutto si fermava, ma i pensieri acceleravano sempre più. Per me questo tempo di arresto è stato un’opportunità di crescita. Poter osservare il mio lavoro da un punto di vista inedito mi ha permesso di riflettere sul ruolo stesso di noi fotografi in uno scenario simile. Oggi bisogna reinventarsi. Si è riflettuto su tante cose. Abbiamo apprezzato, sentendone la mancanza, le piccole cose che prima ci sembravano banali e scontate come una passeggiata, una risata condivisa, un abbraccio. Questa pandemia ci ha fatto capire quanto fossimo ricchi prima”.
Una fase dura per i fotografi di cerimonie che lunedì scorso hanno anche protestato a Santa Lucia per avere aiuti economici seri in modo da poter rispondere a una crisi che li vede totalmente fermi. Mario lo dice con chiarezza “il settore del wedding è in ginocchio e gli aiuti rappresentano un tasto dolente. Per il momento io, ad esempio, ho beneficiato esclusivamente dei 600 euro stanziati dal Governo nazionale per le partite iva. Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, sotto molti aspetti sta facendo un buon lavoro, ma il nostro settore ad oggi risulta essere abbandonato a se stesso. Per le istituzioni siamo dei lavoratori invisibili, pur rappresentando una realtà economica importante. Oggi ci sono attività in ginocchio che con l’andar del tempo riusciranno ad ammortizzare le perdite registrate in questi due mesi. Per i fotografi invece è diverso. Il settore delle cerimonie è in grave difficoltà e i tempi per una ripresa sono lunghi. Una cerimonia è per antonomasia momento di abbracci e convivialità. È impensabile una cerimonia con mascherine e distanziamento sociale. Siamo consapevoli che per rivivere una cerimonia come prima della pandemia dovrà passare molto tempo. Fino a quel momento noi che lavoriamo in questo settore dobbiamo necessariamente essere aiutati. Nel frattempo nessuno ci ha dato ascolto”.
Ma come si riparte in un mondo ormai cambiato, in una Napoli ancora rallentata e dopo aver visto e vissuto momenti che non avremmo neanche immaginato? Mario ha riaperto appena ne ha avuto l’occasione. “Mi sono rimesso in moto qualche giorno fa. Ho trovato una città diversa. Oltre alla quantità di persone che chiaramente si è ridotta in maniera vistosa, a toccarmi sono stati quei sorrisi coperti dalle mascherine. Questo mi ha dato la possibilità di osservare meglio gli occhi delle persone e, soffermandomi su quelli, ho rivisto e ritrovato la forza di Napoli, la sua speranza. In quegli occhi ho capito che ci stiamo preparando per urlare di nuovo al mondo la bellezza. Ne usciremo, ne sono convinto, e lo faremo nell’unico modo possibile, riscoprendo quel senso di comunità, quel sentimento di appartenenza ad un qualcosa di più grande di cui dobbiamo prenderci cura”.
Mario Agozzino ne è sicuro “non esiste virus che possa vincere contro la fotografia. Nell’immediato possiamo ripartire dalle cose che si possono fare in sicurezza: i servizi fotografici di posa, i preview, gli shooting. Sono servizi che, effettivamente, possono essere fatti nel rispetto delle norme e della salute di ognuno di noi. La fotografia è anti-covid per natura. Io nel mio studio fotografico ho riposto i miei sogni, l’ho conquistato con i sacrifici. Resto un sognatore e in periodi come questo, ce lo insegna la Storia, i sognatori vincono. Questa pandemia è un ostacolo enorme sulla strada di tutti noi, ma sono fiducioso che supereremo anche questo”.
Le storie positive come quella di Mario Agozzino riempiono il vuoto lasciato dal virus e sono forse la base per ricominciare a costruire il nuovo mondo.