Benevento

E' un momento particolare per il mondo del calcio che tra possibile ripartenza e mille ipotesi aspetta di poter scendere nuovamente in campo. In casa Benevento il punto di riferimento in questa situazione è Stefano Salvatori, medico sociale giallorosso che attende indicazioni concrete prima di mettersi al lavoro con la società in vista della possibile ripresa: 

"In questo momento non ci sono novità ufficiali, ma solo pettegolezzi e indiscrezioni. Le chiacchiere resteranno tali fino a quando non ci sarà un organo ufficiale che diramerà tutte le direttive. Fino a quel momento aspettiamo per capire realmente a cosa attenerci. Come Benevento Calcio abbiamo già iniziato a fare il necessario, poi è chiaro che se ci chiederanno di scalare una montagna insormontabile sarebbe complicato. Se dovessero obbligarci il ritiro ci adegueremo di conseguenza, altrimenti da responsabile sarò io a decidere come muoverci anche per quanto riguarda l'esecuzione degli esami. Ripeto, aspettiamo che esca qualcosa di veritiero. Ci aspettano molte pagine da studiare e analizzare in poco tempo". 

Tra le tante insicurezze, l'unica certezza al momento è che il Benevento tornerà in campo ad allenarsi già da lunedì: 

"Ripartiremo il diciotto maggio. In questi giorni è stata data la possibilità ai calciatori di allenarsi individualmente. E' stata una scelta singolare, anche perché abbiamo deciso di non aprire gli impianti se non in casi eccezionali come quello di Antei che è alle prese con il recupero dall'infortunio. Dovevamo adempiere a una serie di misure preventive, ma da una parte c'erano le decisioni del Governo e dall'altra quelle della Regione, quindi non ci è sembrato dal punto di vista morale ed etico andare contro una direttiva governativa. Inizieremo a piccoli passi, divivendo il gruppo. Dovremo aspettare ancora prima di lavorare in maniera collettiva". 

Ci sono, comunque, delle incongruenze. Al momento il tasto dolente su cui i medici puntano il dito è quello relativo all'isolamento di squadra nel caso in cui dovesse esserci un contagio da parte di un singolo atleta: 

"Una decisione del genere equivale a non far ripartire i campionati. Ci aspettano tante gare ravvicinate, se una squadra va in quarantena salterebbe almeno sei partite. Quando verranno recuperate? Se ci chiedono la rapidità degli esami, così come tutta una serie di obblighi che sono giusti come i tamponi ogni quattro giorni, non ha senso stoppare con un solo contagiato. In questo modo si blocca tutto, cosa che nelle fabbriche non avviene nel caso di un positivo tra gli operai. Così il calcio non riprenderà neanche a ottobre, perché la sicurezza massima l'avremo solo grazie al vaccino. Dispiace questa situazione perché siamo pronti a fare tutto. Fortunatamente la percentuale di calciatori affetti è molto bassa, ma dobbiamo pensare che potrebbe succedere che un calciatore possa contrare il virus in qualche squadra. A queste condizioni, lo ripeto, si bloccherebbe tutto. All'estero hanno preso in considerazione l'immunità di gregge. Qui ormai è un discorso di scelta politica e governativa a tutti i livelli. Credo che si vogliano aspettare i prossimi quindici giorni per valutare la curva di contagio, anche su questo aspetto voglio essere accondiscendente: ma perché andare già da adesso in quarantena? Occorre fare tutte le valutazioni del caso, a quel punto si decide se procedere con la ripresa o mettere le squadre in isolamento. In questo momento obbligare il ritiro mi sembra essere un modo per tagliare le gambe, anche perché comporta una spesa economica importante e gli esami di certo non ce li regalano. Le società dovrebbero sostenere tutto questo, requisire un albergo e poi non si ha neanche la certezza di giocare. Tra l'altro secondo il mio parere bisognerà inviare anche i referti degli esami in maniera obbligatoria, altrimenti chi dà la certezza che un calciatore è negativo?"

A questo punto sarà fondamentale la pubblicazione del nuovo protocollo: 

"Sto aspettando con impazienza di studiarlo, voglio essere in grado di capire se come Benevento Calcio siamo in grado di adempiere a tutti gli obblighi. Se ci chiederanno cose impossibili lo faremo presente. Tanti colleghi di serie B, dopo aver saputo che il medico sociale è il diretto responsabile, vorrebbero dimettersi. E' una situazione deleteria ed è stato anche un errore far uscire queste indiscrezioni in maniera anticipata".