Sei anni, quelli proposti dal pm Patrizia Filomena Rosa, ed il risarcimento dei danni, quantificati in 1500 euro, alla parte civile, rappresentata dall'avvocato Benedetto Del Vecchio. E' la sentenza – la prima dopo lo stop dovuto all'emergenza sanitaria - pronunciata dal Tribunale (presidente Pezza, a latere Polito e Loffredo) al termine del processo a carico di Pierluigi Rotondi (avvocato Cosimo Ciotta), un 32enne originario di Tocco ma domiciliato a Tufara, chiamato in causa dalle indagini sulla rapina della quale, la sera del 14 novembre 2017, aveva fatto le spese un addetto della 'Mare Petroli', un impianto di carburante alla contrada Masseria Nuova di Benevento.
Il malcapitato era finito nel mirino di un uomo, a volto coperto da passamontagna e armato di fucile a canne mozze, che gli aveva sottratto l'incasso ed era poi fuggito con un'A3 guidata da un'altra persona. Un colpo per il quale Rotondi era stato arrestato a distanza di un anno, perchè ritenuto di aver fatto da autista a Paolo Spitaletta, 52 anni, di Tocco Caudio, per il quale all'epoca non era stata adottata alcuna misura cautelare. La posizione di Spitaletta era poi stata stralciata ed è ancora in attesa di definizione.
A Rotondi gli investigatori erano risaliti partendo dal furto, compiuto ad Apollosa nella notte tra il 12 ed il 13 novembre, dell'Audi A3 poi adoperata per il raid. Il proprietario dell'A3 aveva immediatamente denunciato la scomparsa dell'auto – era stata ritrovata il 20 novembre, abbandonata a Foglianise, regolarmente chiusa a chiave -, spiegando di averla acquistata da Rotondi. E' da qui che si era srotolato, attraverso le intercettazioni, il lavoro degli inquirenti, nutrito successivamente dai dati restituiti dalle telecamere della videosorveglianza del Comune di Apollosa, che avevano ripreso, nella notte tra il 12 ed il 13 novembre, il transito dell'Audi rubata e, a distanza di pochi secondi, della Golf intestata ad un familiare di Pierluigi Rotondi.
Come è ampiamente noto, nello scorso gennaio Spitaletta e Rotondi sono stati condannati con rito abbreviato, dal gip Francesca Telaro, rispettivamente, a 30 e 18 anni per concorso nell'omicidio di Valentino Improta, 26 anni, di Montesarchio, ucciso con due fucilate e rinvenuto carbonizzato, il 4 maggio 2018, in una Fiat Punto, intestata alla madre, ferma alla località Cepino di Tocco Caudio, nelle vicinanze di un'area pic-nic sul monte Taburno.