“La notizia dell'inchiesta e del sequestro dei depuratori gestiti dalla Gesesa è stato un fulmine a ciel sereno. Ho ricevuto la notizia mentre come medico stavo effettuando i tamponi ai cittadini nei pressi dello Stadio”.
Appare sorpreso Luigi Abbate, presidente della Gesesa Spa, il giorno dopo il sequestro disposto in una indagine a carico di 33 persone: amministratori della stessa azienda, sindaci o ex primi cittadini, tecnici comunali, responsabili di laboratori per le analisi ed altre figure professionali finite al centro del fascicolo della Procura di Benevento sull'inquinamento dei fiumi.
Un lavoro investigativo con al centro numerosi dipendenti della società in quota Acea che nel Sannio si occupa della fornitura idrica e della depurazione.
Inquinamento ambientale, frode nelle pubbliche forniture, truffa, favoreggiamento personale, gestione illecita di rifiuti, scarichi di acque reflue senza autorizzazione, abuso d’ufficio e falso, i reati ipotizzati a vario titolo dalla Procura nei confronti di 33 indagati.
“Sono accuse pesanti che descrivono un'azienda dedita ad un atteggiamento delinquenziale insieme ad alcuni sindaci e amministratori al fine di mercificare il territorio”, rimarca il presidente della Gesesa. Ma Abbate, dopo aver più volte sottolineato di avere piene fiducia nell'operato dei magistrati ha anche annunciato: “L'azienda è serena. Ho sentito l'amministratore delegato Gesesa e i vertici di Acea di Roma. Lunedì i legali presenteranno ricorso al Riesame anche per ottenere gli atti. Vorremo che quanto prima il tutto si andasse a verificare nelle sedi opportune. Ho parlato con i dipendenti coinvolti, di cui conosco le doti umane e professionali”.
Abbate spiega infine come la Gesesa “che ha fatto la propria attività d'impresa sempre guardando ai problemi ambientali ed ha avuto come cavallo di battaglia la riconversione ambientale mi sembra strano un fatto del genere. Andremo a verificare queste ipotesi di reato. Siamo sereni, dimostreremo nelle sedi opportune la nostra estraneità a questi fatti”.