Ero nella zona, di spalle: mi sono girato quando ho sentito il rumore degli spari. Ho visto due uomini, entrambi col volto coperto da un casco integrale, fuggire in sella ad una moto, e ho notato che il passeggero nascondeva una pistola tra se stesso ed il conducente.
E' la deposizione resa da Angelo Pilla, ascoltato questa mattina nella seconda udienza del processo, fissato dinanzi alla Corte di Assise ( presidente Pezza, a latere Polito più i giudici popolari), a carico di Nicola Fallarino (avvocati Vincenzo Sguera e Domenico Dello Iacono), 36 anni, di Benevento, accusato dell'omicidio di Cosimo Nizza, 48 anni, di Benevento, ucciso a colpi di pistola il 27 aprile del 2009 sotto la sua casa al rione Libertà.
Al banco dei testimoni si sono accomodati anche un investigatore dei carabinieri, che ha ricostruito i rilievi eseguiti all'epoca sulla scena del crimine, e Gianluca Mastrovito, che ha ricordato di essere andato a comprare, per conto di Nizza, della vernice. Acquisite, senza alcuna escussione, le dichiarazioni di un altro militare e la relazione del professore Piero Ricci, che all'epoca aveva eseguito l'autopsia su incarico del sostituto procuratore Marilia Capitanio.
In aula, a rappresentare l'accusa, il pm Flavia Felaco, che aveva diretto l'indagine, curata dalla Squadra mobile, sfociata il 5 marzo del 2019 in una ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Flavio Cusani nei confronti di Fallarino, già detenuto per droga dal luglio 2018
Un provvedimento adottato in una inchiesta su un delitto che fino a quel momento era rimasto insoluto, fondata sul contenuto di alcune intercettazioni ambientali relative ad un blitz antidroga della Dda e sulle dichiarazioni di alcune persone. In particolare, quelle di un collaboratore di giustizia che aveva sostenuto di aver conosciuto nel 2017 Nicola Fallarino, mentre entrambi erano rinchiusi nel carcere di Viterbo, che gli avrebbe detto, per accreditarsi ai suoi occhi, di aver ucciso lui Nizza. Prossima udienza il 19 giugno.
Alcuni familiari di Nizza, parti offese, sono rappresentati dall'avvocato Antonio Leone.
Come più volte riportato, sposato e con figli, Nizza abitava in via Bonazzi, in un appartamento al piano rialzato di uno stabile che aveva dotato di videocitofono e persiane in ferro. La mattina in cui era stato ammazzato, era in strada con la carrozzella elettrica alla quale era stato costretto per le conseguenze di un incidente stradale. Un operaio stava effettuando dei lavori sulla parte posteriore del palazzo, lui li stava seguendo. Non aveva potuto fare alcunchè contro gli assassini. Gli erano arrivati alle spalle. Tre i proiettili calibro 7.65 esplosi da una pistola a breve distanza, la vittima non aveva avuto scampo dopo essere stata centrata al capo, alla nuca ed al di sopra dell'orecchio destro.