Benevento

Un'auto dei vigili del fuoco utilizzata da un funzionario del Corpo per consegnare le pen-drive con sopra le domande per superare i concorsi che addirittura dovevano essere ancora banditi. Un'auto istituzionale che “è servita per superare i controlli delle forze dell'ordine durante la pandemia per il Covid 19” ha rimarcato il procuratore capo di Benevento, Aldo Policastro. Sono tanti i particolari, inquietanti, emersi dalla conferenza stampa sull'inchiesta che ha portato all'arresto di 5 persone, tra le quali funzionari dei vigili del fuoco in pensione o in servizio e l'alto funzionario del Ministero dell'Interno di Roma.

Durante il blitz di questa mattina i militari della Guardia di Finanza coordinati dal capitano Carlo Iannuzzo, hanno sequestrato 156mila euro all'interno di un armadietto presso il comando provinciale dei vigili del fuoco di Benevento, oltre a decine di miglia di euro all'interno del garage del funzionario arrestato e nel box del figlio di una delle persone finite in carcere. Anche a Roma nell'abitazione del viceprefetto sono stati sequestrati sotto un battiscopa 45mila euro.

“Non facevamo in tempo ad inviare la misura cautelare al gip che dovevamo integrarla giorno dopo giorno per le condotte degli indagati. I fatti avvenivano quotidianamente. Eravamo di fronte ad un sodalizio attivo”, ha poi evidenziato il procuratore capo Policastro parlando dell'attività della presunta associazione finalizzata a favorire l'accesso ai concorsi pubblici smantellata nel Sannio.

“Quello che colpisce – ha rimarcato il numero uno degli inquirenti sanniti - è che l'attività va al cuore del sistema perchè in grado di condizionare, non completamente, e produce una perturbazione alle pari opportunità che tutti dovrebbero avere per vincere con merito un concorso”.

Il dottore Policastro si è poi soffermato sull'estensione dell'attività “abbastanza ramificata sul territorio nazionale. C'era un gruppo che svolgeva reclutamento dei candidati alla corruzione e un nucleo centrale che provvedeva ad aggiustare i concorsi”.

“Alcuni dei componenti di questo gruppo finiti al centro delle indagini – ha poi concluso Policastro – nel passato avevano un'analoga struttura poi andata in crisi per contrasti interni. Un modus andato avanti per una decina di anni”.

A spiegare l'inchiesta nel dettaglio è stato il titolare dell'attività, il sostituto procuratore Francesco Sansobrino che ha voluto citare uno per uno gli investigatori che hanno portato a termine le indagini “con professionalità e dedizione a partire dal comandante del Gruppo della Guardia di Finanza di Benevento, il capitano Carlo Iannuzzo – non presente alla conferenza perchè ancora impegnato con le decine e decine di perquisizioni -, il luogotenente Cusano, il luogotenente Mignone, il luogotenente Donatiello, il maresciallo capo Batori, il brigadiere capo Massaro, l'appuntato scelto Giannunzi, l'appuntato scelto Chiumiento e l'appuntato scelto Ferrone. Li nomino perchè il loro lavoro, che non ha avuto orari, giornate di ferie o festive, ha consentito di trovare elementi tali da ritenere sussistente un'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Lo stato ha avuto dalla sua parte un'associazione di militari per bene, onesti e con la schiena dritta che non si sono fermati neanche quando hanno visto coinvolto un loro collega, anzi, hanno accelerato. Sansobrino ha poi rivolto un pensiero ai candidati rimasti esclusi dai concorsi proprio perchè scavalcati da altri.
“Ci siamo trovati in un fiume in piena appena attivate le intercettazioni telefoniche. Già nei primi giorni di indagini la Guardia di Finanza ha individuato in un viceprefetto capo dell'ufficio concorsi del Ministero dell'Interno – Vigili del Fuoco – il referente dei soggetti beneventani, ovvero un funzionario in servizio e un altro funzionario in pensione che era già stato coinvolto in indagini dello stesso tipo”.

Il sostituto procuratore Sansobrino spiega poi il meccanismo della presunta corruzione: “Il capo dell'Ufficio Concorsi riceveva dai fuinzionari beneventani le generalità su un bigliettino o telefonicamente attraverso utenze intestate anche a stranieri, quello bastava. Indicavano la data di convocazione del candidato e il nominativo. Non c'erano altre conversazioni in merito. Il caso ha voluto – ha spiegato il sostituto procuratore - che in moltissime occasioni ci fossero delle problematiche attinenti ai candidati che potevano essere anche esclusi dal concorso e in questi casi le indagini hanno consentito di accertare che il candidato, ovvero il privato corruttore, contattava uno dei due funzionari indagati che a sua volta contattava l'ultimo funzionario , che aveva anche prestato servizio al ministero, contattava il viceprefetto. Candidati ai concorsi che venivano selezionati dagli indagati per impedire problemi evidenti che sarebbero poi emersi durante il concorso”. Concorsi che non riguardavano solo i vigili del fuoco ma anche in altri corpi dello Stato grazie all'interessamento di altre tre persone – un carabiniere, un finanziere e un poliziotto – in servizio a Roma. Secondo l'accusa i candidati ai concorsi dovevano sborsare cifre che si aggirano intorno ai 20mila euro.

Il titolare dell'inchiesta ha poi parlato anche di alcuni casi di corruzione che riguarderebbero un concorso ancora da bandire ma per il quale si erano già messi in moto gli indagati “che ad ottobre del 2019 programmassero numerosi e indeterminati episodi corruttivi quantificato in non meno di 50 persone. Il meccanismo era quello di fornire ai candidati le banche date dei quiz preselettivi. Quiz distribuite su pennette usb”.

Presente alla conferenza stampa anche il comandante regionale della Guardia di Finanza, generale Virgilio Pomponi che ha evidenziato la laboriosa attività dei militari sanniti: “Indagini difficili al di là della complessità tecnica ma anche perchè ha visto una delicatezza e una riservatezza nel condurre il lavoro investigativo che ha riguardato apparati dello Stato. Uno spirito di squadra tra Finanza e Procura di Benevento impeccabile”.

Il comandante provinciale della guardia di Finanza, il colonnello Mario Intelisano ha lodato il Gruppo della Guardia di Finanza per l'attività svolta grazie all'impegno di tutti i militari coordinati dal capitano Iannuzzo. “Abbiamo rimarcato la nostra costante e qualificata collaborazione con l'autorità giudiziaria sannita”.