Gli hanno sequestrato l'impianto di autodemolizione, la metà dell'abitazione in cui vive, un terreno a Sant'Arcangelo Trimonte, due ubicati a Benevento, uno dei quali confluito in un Trust di cui è amministratore la moglie, due Mercedes Benz, rapporti di conto corrente postali e due buoni postali per un valore complessivo di circa 700mila euro. E' l'importo del sequestro finalizzato alla confisca dei beni di Armando Piscopo, 44 anni, di Benevento, già noto alle forze dell'ordine, eseguito dai finanzieri del Comando provinciale. Per lui un decreto del Tribunale di Napoli - Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione.
La proposta di sequestro è stata avanzata dalla Procura sannita nei confronti di Piscopo, ritenuto “pericoloso socialmente ”, come conseguenza delle indagini, anche di carattere patrimoniale, svolte dal Nucleo di polizia economica-finanziaria di Benevento, che avrebbero consentito “di ricostruire ed accertare in capo al predetto soggetto la disponibilità di un tenore di vita elevato e la disponibilità di beni sproporzionati, come una villa con piscina, rispetto ai redditi dichiarati, intestati a familiari e/o prestanomi ed acquisiti con proventi illeciti”, e di “dimostrare la sussistenza dei requisiti previsti dal Codice Antimafia per l’applicazione della misura ablatoria da parte dei giudici della prevenzione”.
Come si ricorderà, Piscopo, difeso dall'avvocato Antonio Leone, era stato arrestato dalla Mobile, al pari di un'altra persona, alla fine di agosto del 2019, nel corso di un'operazione antidroga conclusa con il rinvenimento di un chilo e duecento grammi di hashish - dodici panetti - scovati nell'impianto di autodemolizione a Casale Maccabei. Era finito in carcere, poi aveva ottenuto i domiciliari e, infine, l'obbligo di firma, una misura revocata una decina di giorni fa.