Al Dipartimento scientifico del policlinico militare Celio di Roma sono in corso test sulle luci a led per la sanificazione degli ambienti e i risultati sono positivi: i test stanno dimostrando che la tecnologia può inattivare il virus e non essere lesiva sull'uomo.
Ed è una tecnologia tutta italiana, anzi salernitana per essere precisi.
Rosario Valles e Carmelo Cartiere sono due ricercatori salernitani che tre anni fa hanno inventato un dispositivo illuminante di sanificazione, brevettato e unico al mondo. La loro azienda, la Nextsense di Battipaglia, è citata nel comunicato stampa diramato ieri dal Ministero della Difesa che da decenni si occupa di studiare microorganismi potenzialmente in grado di essere utilizzati o manipolati per azioni di bioterrorismo. Oggi il personale è impegnato fin dall'inizio dell'emergenza sul nuovo Coronavirus.
Tre reparti si occupano di progetti di ricerca di base, traslazionale, applicata e diagnostica, sviluppo di reagenti impiegabili nei teatri operativi, allestimento di kit di rilevazione biologica. Ora è in corso uno studio sulla luce Biovitae. Si chiama così la lampadina inventata dai due giovani salernitani. È un dispositivo medico a led in grado di emettere una speciale combinazione di frequenze nello spettro della luce visibile che, secondo le prime evidenze scientifiche portate a termine nei laboratori del Dipartimento, in 60 minuti inattiverebbe del 99,8% la presenza del virus Sars-cov2 sulle superfici.
Dopo i primi due anni di sperimentazioni scientifiche in vivo presso uno studio medico, secondo i dati raccolti dall’azienda è stato verificato un abbattimento medio della carica batterica del 44% sul tavolino della sala di attesa, del 54% sulle maniglie, del 62% sulle scrivanie, del 55% sui lettini da visita, del 51% sulla moquette, del 60% sulle apparecchiature diagnostiche e del 67% nei servizi igienici.
Una tecnologia quanto mai utile non solo in questa fase ma anche in futuro. Pensiamo all'utilizzo di queste luci nelle strutture sanitarie e assistenziali, negli spazi collettivi affollati, gli allevamenti intensivi e i luoghi dove avvengono le trasformazioni alimentari. Ma anche in casa, in ufficio, in palestra, al cinema o nelle scuole, la sanificazione degli ambienti e il controllo della carica batterica sono temi prioritari.
Ad Avellino e Roma i primi casi applicativi. Oltre alle due sale operatorie e alla terapia intensiva della clinica Montevergine ad Avellino, Biovitae è in fase di installazione per un progetto pilota nel pronto soccorso degli Aeroporti di Roma. Lo stesso anche nel laboratorio del day hospital ematologico del policlinico Gemelli di Roma, in particolare per tenere sotto controllo la carica batterica e fungina dei batteri Gram-negativi e dell’Aspergillus. Infine, l’installazione è in corso anche nel reparto di lavorazione e trasformazione presso La Granda, il fornitore esclusivo di carne per la catena Eataly.
Come funziona. Biovitae è stata brevettata come dispositivo medico di classe I e registrata al ministero della Salute. La chiave dell’azione del dispositivo sta nella frequenza della luce emessa, che corrisponde allo spettro del blu-violetto all’interno della cosiddetta banda di Sorét, intorno ai 400 nanometri di lunghezza d’onda. Per questo genere di onde elettromagnetiche, infatti, è scientificamente dimostrata l’efficacia su tutti i tipi di batteri, inclusi quelli dei più noti ceppi resistenti agli antibiotici, così come su spore, muffe, lieviti e funghi. In estrema sintesi, la luce attiva nei batteri una reazione metabolica fuori controllo che li spinge a mangiare fino a esplodere, con la conseguente distruzione irreversibile della membrana cellulare.
Non solo efficacia scientifica ma anche sostenibilità e design. di là delle questioni. Illuminazione di classe A+, 30mila ore di durata, riduzione di un quarto delle emissioni in atmosfera di anidride carbonica e aumento del rapporto luminosità/potenza rispetto alla media delle altre lampadine a led