Dura lex, sed lex. Verissimo: per quanto severa sia, è sempre la legge e va comunque rispettata. Anche se, talvolta, mostra tratti paradossali ed un volto feroce del quale tutti faremmo volentieri a mano. Avete presente il caso dell'arresto per evasione dell'89enne Emilio Fede in un ristorante napoletano nel quale stava mangiando con la moglie?
Poca cosa rispetto a quello del quale è rimasto vittima un 73enne di Benevento affetto dal morbo di Alzheimer, la terribile patologia neurologica degenerativa. La polizia si è presentata presso l'abitazione in cui vive con la moglie, che lo accudisce, per notificargli un ordine di esecuzione della pena. Una condanna per una appropriazione indebita ravvisata nella mancata consegna di una macchina utensile avuta in leasing.
La pena inflitta? Un mese di reclusione da scontare ai domiciliari, ma cosa volete che sia per un uomo che da dieci anni combatte con una malattia che lo costringe a stare a letto?. Da tempo non parla, non riconosce gli affetti più cari e neanche il suo difensore, l'avvocato Francesco Ciccopiedi, peraltro a lui legato da un rapporto di amicizia.
Una situazione drammatica che il legale spiega di aver più volte illustrato nelle sedi competenti, con la quale hanno fatto i conti, loro malgrado, anche gli agenti incaricati di eseguire il provvedimento. Pensavano di trovarsi di fronte, al massimo, una persona con gli acciacchi dovuti all'età che per un mese non sarebbe potuta uscire dalle mura domestiche, hanno invece dovuto constatare che ce n'era una incapace di intendere e di volere, che dipende esclusivamente da chi la assiste, e dall'ossigeno che va somministrato per i problemi respiratori che lo tormentano.
Una scena pietosa che, per quanto le procedure seguano una logica del tutto legittima, fa riflettere. Dura lex, sed lex, già. Ma fino a che punto?