Benevento

Da due mesi e mezzo è ospite della casa circondariale di contrada Capodimonte, ma le sue condizioni, le patologie psichiatriche di cui soffre, non sono compatibili con la detenzione in carcere. Deve essere trasferito in una struttura specializzata nella quale possa ricevere le terapie di cui necessita, è stato ritenuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto e non imputabile, ma capace di stare in giudizio.

Ad accertarlo è stato il dottore Teofilo Golia, al quale il gip Loredana Camerlengo ha affidato l'incarico di valutare lo stato di salute di Teodoro Ialeggio, il 56enne ingegnere di Airola arrestato il 10 aprile dai carabinieri con l'accusa di tentato omicidio della coniuge – M. R. R., sua coetanea-, all'epoca ricoverata in prognosi riservata al Rummo, colpita a martellate.

Questa mattina il dottore Golia avrebbe dovuto illustrare le sue conclusioni nel corso dell'incidente probatorio, ma l'appuntamento è slittato al 9 luglio per la sua assenza. Attesa vana, dunque, per il pm Francesco Sansobrino, l'avvocato Paolo Abbate, per l'indagato – come consulente il dottore Pierluigi Vergineo-, di cui ha già chiesto la scarcerazione ed il trasferimento in un centro attrezzato anche alla luce del rischio di ulteriori gesti di autolesionismo, e l'avvocato Stanislao Lucarelli, per la donna, che ha scelto come specialista di fiducia il dottore Paolo Cavalli.

Il dramma, per fortuna sfiorato, si era verificato in un'abitazione di via Annunziata, riempita all'improvviso dalle urla della 56enne, gravemente ferita dal marito, che, riacquistata la lucidità, aveva poi cercato di togliersi la vita tagliandosi le vene dei polsi.

Durante l'udienza di convalida dell'arresto, Ialeggio aveva domandato come stesse la coniuge che pensava, quando aveva chiamato i carabinieri, di aver ucciso per le martellate alla testa che le aveva inferto. Non ricordo ciò che ho fatto, so soltanto che non ce la facevo più, aveva sostenuto, raccontando la storia di una coppia affetta da depressione – per il 16 aprile era stata prenotata, e poi rinviata per l'emergenza sanitaria, una visita psichiatrica all'Asl- che, sentendosi abbandonata da tutti, dopo aver chiesto aiuto senza riceverlo, era arrivata al punto di non alimentarsi più con regolarità. Volevamo che venissero a prenderci a casa con la forza, ma non è accaduto, aveva continuato.

Una situazione familiare molto complicata, aggravata dalla decisione che la moglie avrebbe preso: non sottoporsi più alla chemioterapia ordinata dopo un'operazione, a gennaio, per la rimozione di una neoplasia. Voglio morire, avrebbe detto lei all'uomo che aveva sposato, precipitandolo in uno stato di profonda prostrazione, in una fragilità che all'improvviso era evidentemente esplosa.