Una consulenza psichiatrica, curata dal dottore Fernando Melchiorre e disposta dal sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro, ha accertato che al momento del fatto la sua capacità di intendere e volere era grandemente scemata, e che non era in grado di capire il disvalore sociale del gesto; dunque, di autodeterminarsi.
Argomenti sui quali ha battuto l'avvocato Angelo Riccio, che la difende, ma che non hanno evitato il rinvio a giudizio della 45enne di Amorosi che nel maggio del 2019 era finita all'attenzione dell'opinione pubblica per aver incendiato alcune suppellettili all'esterno dell'abitazione di famiglia.
L'accusa le era stata contestata dagli agenti del Commissariato di Telese, intervenuti su richiesta dei congiunti della donna, che avevano scoperto, al risveglio, i segni delle fiamme appiccate nella notte. Cosa fosse capitato, e chi lo avesse causato, era emerso dalla visione dei filmati della telecamera installata dagli investigatori dopo alcune 'attenzioni' dello stesso tipo riservate in precedenza alla famiglia dell'allora 44enne. Che, quando si era vista in quei frame, aveva domandato se davvero fosse lei, sostenendo di aver assecondato le 'voci' che sentiva: aveva scatenato il fuoco, poi era andata a dormire, senza ricordare ciò che aveva combinato.
Un atto di cui aveva preso coscienza quando le erano state mostrate le immagini. Sottoposta a fermo, era poi stata trasferita agli arresti domiciliari presso il reparto di psichiatria, successivamente lasciato senza alcuna misura. Il processo partirà il 16 marzo del prossimo anno.