Il calcio vive di momenti. Alcuni sono esaltanti, altri talmente poco felici da annebbiare le idee. Dopo l'ultima giornata di campionato i commenti entusiasti di Trapani e Cosenza, giusto per citare due squadre che avevano vinto le loro sfide (ma sopra le righe sono stati anche i festeggiamenti di Ascoli e Cremonese), avrebbero fatto pensare chissà a quale traguardo raggiunto. Purtroppo per calabresi e siciliani, la strada per evitare la retrocessione diretta è lunga ed impervia. E con solo quattro partite ancora da disputare dovranno sudare più delle proverbiali sette camicie per riuscire nella loro impresa. Ma, come si dice, per il momento si godono l'attimo. Sia pure effimero.
Il Benevento, da parte sua, stecca la seconda trasferta consecutiva (dopo quella di Crotone) e suscita qualche mugugno in chi ha fatto in fretta a dimenticare la sera di festa del 29 giugno. Sembra quasi che vincere con sette giornate d'anticipo sulla fine del campionato sia diventata una colpa. E l'attimo fa presto a diventare, nel giro di pochi giorni, un lamento insopportabile.
Sia chiaro: a nessuno piace essere sconfitti, anche se in qualche frangente può capitare di perdere contatto con la realtà: quella del Benevento sembra essere diventata quasi virtuale, ma non sarebbe impossibile per nessuno provare a calarsi in questa nuova dimensione. Fatta di appagamento, di deconcentrazione, di poche riserse fisiche e di voglia di chiudere in fretta questa lughissima stagione.
Si fa fatica a spiegare razionalmente la partita dell'altra sera a Trapani. Inzaghi ha provato col turn over, ma senza grossi risultati. Quando poi ha rimesso in campo parecchi dei titolari della sua squadra, i “buoi erano già scappati dalla stalla” e rimettere a posto tutto è sembrato impossibile. Il Benevento ha avuto costantemente il controllo della gara, il possesso palla è stato tre volte superiore a quello del Trapani, ma l'intensità che la squadra ha messo nella contesa è sembrata a tratti quella di un'amichevole. E si sa, in serie B, se c'è un dettaglio che non deve mai mancare quello è l'intensità, intesa come agonismo e cattiveria sportiva.
Ora la squadra è in Sardegna per accomunare il lavoro con qualche ora di relax. Venerdì sera arriva il Livorno e forse per battere i labronici basterà anche la versione “scarica” della squadra più forte del campionato. Inzaghi ha provato a dare una scossa ai suoi, a dire “ora basta, torniamo alla vittoria”. Non bisogna strapparsi i capelli per questo finale un po' così: quello che voleva questa squadra l'ha ottenuto, con larghissimo anticipo. Ora c'è solo da chiudere questa stagione senza falsi pudori. Ciò che conta è il futuro e, a differenza di chi questo lunedì l'ha trascorso festeggiando, il Benevento il suo futuro lo vivrà in serie A. E sarà più di un attimo...