Rinviata al primo ottobre, per un problema di notifiche, l'udienza riservata all'appello presentato al Riesame dal sostituto procuratore Assunta Tillo, presente a Napoli, contro la decisione con la quale il gip Loredana Camerlengo, ritenendo "non raggiunta la soglia minima necessaria per l'applicazione delle misure in relazione al pericolo di reiterazione del reato, o per l'insussistenza di gravi ed univoci indizi di colpevolezza", aveva respinto la richiesta di misure cautelari per otto dei trentatre indagati nell'inchiesta sull'inquinamento dei fiumi, rimbalzata all'onore delle cronache lo scorso 15 maggio. Quando, come si ricorderà, i carabinieri avevano operato il sequestro di dodici depuratori, pc, telefonini e documenti, chiamando in causa sindaci, dirigenti e tecnici comunali, amministratori, dirigenti e dipendenti della Gesesa, titolari e operai di società, titolari e addetti di laboratori di analisi, tecnici Arpac.
Il no del Gip aveva riguardato, in particolare, l'applicazione degli arresti domiciliari per Piero Ferrari, 55 anni, di Roma, amministratore delegato Gesesa, Francesco De Laurentiis, 60 anni, di Benevento, Giovanni Rossi, 47 anni, di Venafro, Giovanni Tretola, 45 anni, di Sant'Angelo a Cupolo, funzionari Gesesa, Claudio Maraschiello, 40 anni, di Benevento, Giovanni Ruggieri, 50 anni, di Castelvenere, entrambi tecnici dell'Arpac.
Mentre il divieto di dimora a Vitulano era stato sollecitato per il sindaco Raffale Scarinzi, 57 anni, e Giuseppe Melillo, 66 anni, geometra del Comune. Sono impegnati nella difesa gli avvocati Andrea De Longis senior, Viviana Olivieri, Domenico Russo, Andrea De Sanctis, Marcello D'Auria, Dario Vannetiello, Roberto Pulcino, Ciro De Martino, Maria Carmela Fucci.