Assolto dall'accusa di rapina, per non aver aver commesso il fatto, condannato a 13 mesi per quella di lesioni. E' la sentenza del giudice Graziamaria Monaco, che ha disposto an che il risarcimento dei danni in favore della parte civile e l'immediato ritorno in libertà dell'imputato, al termine del processo a carico di Bakary Ceeesay, 34 anni, nazionalità gambiana, che i carabinieri avevano arrestato un anno fa.
Difeso dall'avvocato Mario Villani, il giovane era stato fermato per un episodio accaduto lungo via Longobardi, dove, secondo gli inquirenti, aveva rapinato un automobilista dopo avergli chiesto un passaggio. Una volta a bordo di una Fiat Punto condotta da un 45enne di Benevento – è stato rappresentato dall'avvocato Claudio Fusco -, si sarebbe impadronito delle chiavi dell'auto e del portafogli, contenente 10 euro, del malcapitato, che avrebbe aggredito, facendolo cadere a terra e causandogli lesioni guaribili in sette giorni. All'arrivo dei militari, il cittadino straniero, ospite della Caritas, aveva cercato poi di scappare, scavalcando il parapetto del ponte sul Calore, ma era stato bloccato.
Comparso dinanzi alla dottoressa Camerlengo, per l'udienza di convalida, l'allora indagato aveva sostenuto che, mentre camminava, era stato avvicinato da una macchina con al volante un uomo che gli avrebbe offerto un lavoro e l'avrebbe invitato a salire a bordo. Lui lo aveva fatto per capire di cosa si trattasse, ma all'improvviso il suo interlocutore avrebbe allungato una mano sulle sue gambe e si sarebbe detto disponibile a fare sesso. Lui avrebbe rifiutato, ritenendola una offesa grave anche per motivi religiosi, e gli avrebbe chiesto di fermarsi.
L'automobilista avrebbe invece proseguito, poi avrebbe arrestato la marcia. E' in questo momento che lui – questa la sua ricostruzione - avrebbe tolto le chiavi dal cruscotto, per evitare che la macchina ripartisse e, finalmente, scendere. Non è finita: tra i due sarebbe nata, in strada, una colluttazione, interrotta dall'arrivo di alcuni amici ai quali il conducente della vettura aveva telefonato, e, poi, dei carabinieri, che avevano raccolto il racconto del 45enne. Una scena alla quale il 33enne aveva reagito cercando di scavalcare il parapetto del ponte sul Calore e di lanciarsi nel vuoto. E non per fuggire, aveva affermato, ma per togliersi la vita.
Questa mattina la discussione – l'accusa, rappresentata dal vicepretore onorario Patrizia Salierno- aveva proposto la condanna a 5 anni e 3 mesi-, poi la decisione del giudice.