Ha ricordato che quel giorno, mentre era in casa, aveva sentito il rumore degli spari ed era corsa a vedere cosa fosse successo, notando una moto che si allontanava. Un particolare, quest'ultimo, che le era tornato alla mente nel 2019, quando Patrizia Matuozzo era stata ascoltata dalla Squadra mobile nell'indagine del sostituto procuratore Flavia Felaco sull'omicidio del marito: Cosimo Nizza, 48 anni, di Benevento, che, costretto sulla sedia a a rotelle, il 27 aprile del 2009 era stato ucciso a colpi di pistola sotto la sua abitazione al rione Libertà da due uomini, entrambi col volto coperto da un casco integrale.
Un delitto per il quale è a processo Nicola Fallarino (avvocati Vincenzo Sguera e Domenico Dello Iacono), 36 anni, di Benevento, arrestato il 5 marzo del 2019 mentre era già detenuto per droga dal luglio del 2018. Matuozzo, accompagnata dalla polizia penitenziaria perchè sta terminando di scontare una pena ai domiciliari, ha deposto questa mattina, spiegando di aver riferito agli investigatori una serie di circostanze, relative ai possibili autori della missione di morte, che aveva appreso da terzi.
Ha fatto i nomi, in particolare, di tre persone che, su richiesta della difesa, dovranno comparire prossimamente in aula. Dove oggi avrebbe dovuto rispondere alle domande anche un 39enne, che lo farà invece il 25 settembre, quando la Corte di assise avrà definito la sua posizione, facendolo accomodare come semplice testimone o come imputato in un procedimento connesso. E' quello nato da una operazione antidroga della Dda per la quale il 39enne è stato di recente condannato: è l'inchiesta che aveva permesso alla Squadra mobile di riaprire nel 2018 l'attività investigativa sull'omicidio Nizza. Grazie, soprattutto, al contenuto di alcune intercettazioni ambientali, al centro dell'odierna escussione dell'ispettore Rosario Cilenti, e ad alcune dichiarazioni.
Come quelle, particolarmente importanti, di un collaboratore di giustizia che aveva sostenuto di aver conosciuto nel 2017 Nicola Fallarino, mentre entrambi erano rinchiusi nel carcere di Viterbo, che gli avrebbe detto, per accreditarsi ai suoi occhi, di aver ucciso Nizza. Anche lui sarà il 25 settembre nella 'Falcone-Borsellino'.
Alcuni familiari di Nizza, parti offese, sono rappresentati dall'avvocato Antonio Leone.