E' il secondo troncone dell'indagine, condotta dalla Digos, sulla gestione di alcuni centri di accoglienza per i migranti nel Sannio che nel giugno del 2018 era rimbalzata all'onore delle cronache. Attenzione puntata, come si ricorderà, sul consorzio Maleventum, sulle dodici strutture che ad esso facevano direttamente capo e su una tredicesima riconducibile ad una cooperativa consorziata.
Un'inchiesta già sfociata nel rinvio a giudizio di trentasei persone, che oggi fa registrare un ulteriore sviluppo legato ad un'attività investigativa affidata alla guardia di finanza, e che inizialmente aveva anche ipotizzato il riciclaggio e l'autoriciclaggio. Reati che non compaiono nel decreto di sequestro preventivo, firmato dal Gip su richiesta della Procura guidata da Aldo Policastro, eseguito a carico di Paolo Di Donato (avvocati Pietro Farina e Vittorio Fucci), 50 anni, di Sant'Agata dei Goti, indicato come amminisratore e gestore di fatto di Maleventum.
Secondo gli inquirenti, si sarebbe appropriato indebitamente, “sia direttamente che attraverso alcuni propri congiunti, di ingenti somme di denaro erogate al Consorzio, che venivano utilizzate per sostenere costi non inerenti l’oggetto sociale ma destinati ad un utilizzo diverso quello consentito dal titolo di erogazione ed impiegate in diverse occasioni per spese personali dell’amministratore di fatto, avente carattere voluttuario”.
Il sequestro ha riguardato, in particolare, 1.146.602,28 euro non ancora erogati dalla Prefettura per le “prestazioni di servizi dovute dal consorzio Maleventum a favore degli extracomunitari ma mai rese, in quanto profitto del reato di frode in pubbliche forniture”, e la somma di 774.127,49, euro, nella disponibilità di Di Donato e di due sorelle, ritenuta il profitto del reato di appropriazione indebita.