Quando vedi giocare così bene una squadra, l'ultima cosa che pensi è che gli manchino dei giocatori importanti. O che non abbia alcun risultato concreto da raggiungere. O che si sia ormai agli sgoccioli di una stagione complicata e lunga oltre ogni dire. Bè, questi fardelli il Benevento li aveva tutti sulle sue spalle. Nella trasferta di Frosinone, la strega aveva lasciato a casa Letizia, Viola, Volta, Antei, Vokic, oltre a Coda che tanti hanno cancellato già dal roster che ha stravinto questa stagione, e aveva anche Hetemaj a meno di mezzo servizio. E ovviamente non aveva risultati concreti ancora da raggiungere, così come sapeva benissimo che si avvicina un finale nel quale non gli resta che essere omaggiato dal presidente Balata con la suggestiva Coppa del vincitore della B, “Le ali della vittoria”. Tutte ragioni valide per svagare la mente, per lasciarsi andare al nulla, o poco più.
Bè, invece diremmo che tutte queste cose non hanno neanche sfiorato la mente di un osservatore neutrale che abbia assistito alla partita. Il Benevento è parso tutt'altro che condizionato, capace di trovare una concentrazione feroce contro un avversario che si giocava punti essenziali per i giochi play off.
E POI INZAGHI. Quello che ha fatto sul piano tattico è parso un virtuosismo. Ha sempre detto che non esiste un modulo che faccia vincere o perdere una squadra, ma ha pure sempre ripetuto di essere più che attento a vestire il suo Benevento con l'abito giusto. Al netto delle assenze e conoscendo bene gli avversari, ha varato un 4-3-3 inusuale (ma comunque simile al suo affezionato albero di Natale), con compiti specifici per i suoi giocatori. La solita difesa a quattro, poi un centrocampo con un vertice basso, Schiattarella, e due incursori, Tello a destra, Improta a sinistra. Per l'esterno di Pozzuoli, “tuttocampista” acclarato, l'ennesimo ruolo inedito. Una sorta di fionda a comandare il gioco, con Schiattarella dedito a rallentare o velocizzare l'azione e le due mezzali a fungere da elastico della stessa, pronte a scattare al momento opportuno. In avanti la potenza di Oliver Kragl, l'intelligenza tattica di Marco Sau e la freschezza atletica di Giuseppe Di Serio. Se avesse fatto questa formazione in avvio di stagione, qualcuno l'avrebbe preso per pazzo, ora invece Inzaghi può permettersi di chiedere qualsiasi cosa ai suoi uomini, di cui conosce la duttilità e la disponibilità al sacrificio.
L'UNDICESIMA. Quella allo Stirpe è stata l'undicesima vittoria esterna stagionale. Che non è ancora un record assoluto, visto che il Palermo del 2013-14 ne ottenne 13. Ma diciamo subito che quella squadra rosanero partecipava ad un campionato a 22 squadre, dunque con 4 partite in più. Le undici vittorie esterne sono le stesse della Juventus 2006/07, quella di Deschamps, di Del Piero e Buffon, di Nedved e Trezeguet. Anche quello era un campionato a 22 squadre. Nei campionati a 20 squadre il Benevento è già avanti all'Ascoli dei record del 77/78 che pur chiudendo a 87 punti (potenziali, la vittoria valeva due punti), di vittorie in trasferta ne ottenne “solo” 9.