Non ce l'ha fatta a vincere l'infezione Covid-19 dopo oltre due mesi di rianimazione e terapia intensiva al Cotugno. Un avelliense di 63 anni era stato trasferito in gravi condizioni, lo scorso 13 maggio, dalla rianimazione del Ruggi di Salerno. Classe 1957, di Avellino, era finito in terapia intensiva dopo un intervento chirurgico e la concomitante scoperta della positività al Coronavirus. Dopo un mese di ricovero, al perdurare dell'infezione, fu trasferito nell'hub partenopeo per le malattie infettive dove la positività al virus si è protratta per molte settimane. Da circa un mese e mezzo si era negativizzato ma le condizioni generali erano rimaste molto gravi.
Si tratta dell'ultimo dei pazienti della prima ondata epidemica ricoverato al Cotugno. Nel polo infettivologico partenopeo la giornata di ieri è trascorsa per il resto con una relativa tranquillità: nessun nuovo ricovero, sebbene resti sostenuta la richiesta di tamponi presso la tenda antistante il pronto soccorso. Stabili le condizioni dei pazienti più gravi, in particolare l'uomo di Giugliano alle prese con una polmonite interstiziale bilaterale sottoposto all'antivirale Remdesivir, cortisone, immunoglobuline aspecifiche e ventilazione ad alti flussi con cui si cerca di evitare di intubarlo.