Quegli oltre 35mila morti sembra che non siano mai esistiti. Sono stati rimossi, restano soltanto nei ricordi di coloro che li hanno amati, nelle cicatrici del dolore che segnano i loro cuori. Vero che la vita spinge a non fermarsi, a non commiserarsi e piangersi addosso, e che un Paese, per trasposizione, non può restare immobile, pena l'estinzione, ma un pizzico di attenzione, quelle persone che non ci sono più, la meriterebbero.
Capita sempre quando c'è un lutto: nei momenti iniziali la solidarietà umana è tanta, poi lascia il passo, inevitabilmente, alla solitudine e alla necessità di dover fare i conti, purtroppo, con il peso di un'assenza. Subentra il rispetto della memoria, quello che sta in parte mancando nelle nostre comunità, che sembrano aver dimenticato ciò che abbiamo sofferto negli scorsi mesi. Impauriti e fragili, impossibilitati ad avvicinarci, ci siamo comunque stretti gli uni agli altri, osservando una serie di norme di prudenza che hanno evitato che il bilancio della tragedia fosse ancora più drammatico.
Poi, all'improvviso, vittime di una comunicazione distorta e confusionaria, abbiamo creduto che tutto fosse finito, bollando come inutile, o quasi, ciò che avevamo realizzato in precedenza. Almeno questa è la convinzione che si è fatta una larga fascia dell'opinione pubblica, diventando, con i suoi comportamenti, il vettore di messaggi sbagliati.
Ci stiamo preoccupando perchè i contagi sono risaliti, stiamo puntando il dito contro le discoteche, ma, intorpiditi dalla propaganda, non abbiamo ancora messo a fuoco ciò che potrebbe succedere a settembre, quando le scuole riapriranno, ridando all'istruzione la centralità che dovrebbe avere e non ha da tempo, e i mezzi di trasporto saranno affollati.
Lasciamo perdere, occorre andare avanti ed incrociare le dita. Caspita, oggi è Ferragosto, per tradizione tocca fare gli auguri. Escludendo gli ipergarantiti, protetti da uno Stato che non svolge il suo ruolo, da chi iniziamo? Bella domanda, magari da quanti hanno frignato in lungo ed in largo ed ora sono in vacanza, o da chi, senza lamentarsi, le ferie non ha potuto comunque goderle, pensando al futuro.
Buon Ferragosto a coloro che, infischiandosene di tutto, e nonostante il disastro, hanno comunque deciso di prendersi una pausa per una settimana, dieci giorni – dalle mie parti lo ha fatto il 50% delle attività commerciali- , ritenendo indispensabili le ferie, e ai tantissimi che, al contrario, stanno continuando a lavorare senza sosta.
Ognuno sceglie come gli pare, ovviamente, a patto che lo faccia con la coscienza a posto. Essendo stato, dunque, efficiente, produttivo, corretto, avendo dichiarato al fisco i propri introiti, senza furbizie ed illegalità. Magari fosse così: vorrebbe dire che siamo finalmente in un Paese che rispetta le regole, indossando la mascherina, e non ha bisogno che qualcuno gli ordini di farlo.
Massi, siamo buoni: buon Ferragosto a tutti, anche a chi non lo merita. Non è giusto? Che vadano tutti al diavolo, allora. A cominciare da me, che avrei potuto evitare di frantumarvi gli zebedei.