Succede che E.D.M, una ragazza salernitana di 26 anni, parte per un viaggio in Francia insieme ai suoi genitori. Partono in macchina, nessuna grande festa in discoteca o corsa al pullman insieme ad altre persone. Solo loro, per un po’ di tempo in famiglia.
Partono il 10, quando l’ordinanza regionale che prevede il tampone obbligatorio per tutti i cittadini rientrati dall’estero non era ancora stata emanata. Due giorni dopo il nuovo provvedimento. Finita la vacanza, quindi, la ragazza torna a casa e come prima cosa si “autodenuncia” all’Asl, in attesa che a lei e ai suoi genitori venga fatto il tampone. Ma le richieste sono troppe, le chiamate senza risposta pure, i giorni passano ed E. rimane chiusa in casa, ad aspettare.
“Appena tornati abbiamo mandato un’email all’ASL dicendo che eravamo stati in Francia, comunicando tutti i nostri dati personali e lasciando il numero di cellulare. Abbiamo segnalato che lunedì 24 i miei genitori dovevano rientrare al lavoro e che quindi avevamo urgenza di fare il tampone entro quella data.” racconta la ragazza. “Niente, a 5 giorni dalla segnalazione zero notizie sul tampone. Le linee sono intasate e migliaia di persone aspettano e si lamentano. Le altre Asl si sono organizzate con tendostrutture ma quella di Salerno no.” aggiunge la giovane salernitana.
E. si trova a casa da poco meno di una settimana ormai.“Mi va bene fare il tampone, è giusto, ma è assurdo dover restare chiusi in casa 14 giorni in attesa. Ci sono delle necessità di rientro al lavoro e delle esigenze come fare la spesa, pagare le bollette.” commenta la ragazza.
Una situazione in cui si trovano in tanti. Il racconto della giovane è in realtà anche una denuncia di alcuni controsensi del sistema: “Chi è andato in Cilento, in Puglia, in Sicilia a ballare o in spiagge piene di gente può liberamente circolare, e anche i turisti stranieri che vengono in auto dall’Italia non devono segnalare nulla.”