All'incirca un'ora: è durata tanto la requisitoria del procuratore aggiunto Giovanni Conzo, che ha proposto la condanna di tutti gli imputati, nel processo a carico delle sei persone chiamate in causa a vario titolo in un'inchiesta della guardia di finanza di Napoli e di Montesarchio in materia di inquinamento ambientale a Sant'Agata dei Goti.
Queste, in particolare, le richieste: 10 anni e 6 mesi e 150mila euro di multa a Giovanni Izzo, 52 anni, di Sant'Agata dei Goti, legale rappresentante della 'Ecologia Unitrans', una società di trasporti e stoccaggio rifiuti; 8 anni al figlio Fabrizio, 27 anni; 2 anni e 8 mesi a Giovanni Izzo, 51 anni, 1 anno e 4 mesi ad Antonio Martino, 26 anni, due dipendenti della 'Ecologia Unitrans', anche loro santagatesi; infine, 4 mesi di arresto per Alfonso Fabbricatore, 33 anni, di Nocera Inferiore, ed Alfonso Sellitto, 53 anni, di Mercato San Severino, amministratori di due ditte.
A seguire, spazio alle arringhe della difesa, che si concluderanno il 3 novembre, quando è prevista la sentenza del Tribunale. Sono impegnati come difensori gli avvocati Pietro Romano, Antonio Panarese, Domenico Vincenzo Ferraro, Salvatore Brancaccio, Andrea Ricciardi e Aniello Feleppa.
Nel mirino degli inquirenti, come è ampiamente noto, il trasporto e lo sversamento di rifiuti “speciali pericolosi e non, senza autorizzazione”, nella zona della cava dismessa alla località Palmentata di Sant'Agata dei Goti e, per il materiale proveniente dalle ditte di Sellitto e Fabbricatore, in un'area a Limatola. Tutto ciò avrebbe determinato a Sant'Agata, in “una vasta area, di circa 18.000 metri quadrati, sottoposta a vincoli paesaggistici e ambientali (in quanto adiacente ad un alveo e due laghi artificiali identificati come “oasi del verde”), una contaminazione significativa di una parte del suolo”.
L'inchiesta, supportata da accertamenti tecnici e rilievi dall'alto, era rimbalzata all'onore delle cronache nell'aprile del 2018, con il sequestro dei mezzi della Unitrans, stabilito, secondo la difesa, senza che fossero emersi nel frattempo elementi di novità, neanche dai carotaggi, ordinati dalla Procura, in una zona che in passato era una discarica comunale. In quella occasione.In quella occasione Fabrizio Izzo, allora 25enne, era stato fermato – poi era tornato in libertà- con l'accusa di aver ostacolato, alla guida di un escavatore, le operazioni dei militari, rischiando di danneggiare un'auto di servizio della guardia di finanza e distruggendo la sua.
Il sequestro era stato disposto dal gip Loredana Camerlengo, che aveva invece respinto la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata nei confronti di Giovanni Izzo ('68), con una decisione impugnata dalla Procura dinanzi al Riesame, che ne aveva accolto le argomentazioni, stabilendo nel settembre del 2018, per l'indagato, il divieto di dimora in Campania. Una misura che Izzo avrebbe violato, finendo per questo, nel marzo del 2019, agli arresti domiciliari. Ora è invece sottoposto all'obbligo di firma.