Le mani della camorra sono ovunque, in quei ristoranti della capitale dove la “Roma bene” e l’Italia alto borghese va a sfogare le proprie ansie. Le mani dei clan campani sono ormai calata con attenzione nelle dinamiche di un comparto, quello dell’agroalimentare e della ristorazione che sono un fiore all’occhiello del nostro assetto economico e che proprio per questo attirano sempre più l’attenzione di chi ha capitali liquidi da reinvestire.
Emergono maggiori dettagli dall’indagine dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma che ha portato a 13 arresti e al sequestro di 14 ristoranti del centro capitolino, dal Pantheon a Castel Sant'Angelo, da piazza Navona a Trastevere.
I locali sarebbero stati utilizzati dal clan Moccia, organizzazione criminale camorristica che ha base ad Afragola, per riciclare l’enorme quantità di capitali illeciti che il sodalizio criminale incamera da vari traffici.
Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di estorsione, intestazione fittizia di beni, aggravati dal metodo mafioso, e esercizio abusivo del credito. Tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip su richiesta della Dda della Capitale, anche Angelo e Luigi Moccia, ritenuti i capi dell'omonimo clan. Il sodalizio gestisce vari affari illeciti tra i quali l’usura. Tra le vittima dei Moccia compare anche il figlio del noto cantante partenopeo, Gigi D’Alessio, Claudio.
Dopo la scarcerazione di Angelo Moccia, nel 2017, sono scattate le indagini che avrebbero consentito di accertare he i clan gestivano attraverso dei prestanome diverse attività commerciali a Roma, riciclando i capitali illeciti in investimenti immobiliari e in macchine di lusso, empre intestate alla cosiddetta “testa di legno”, ed estorcendo denaro con metodi mafiosi a chi non rispettava le regole.
In un’intercettaizoni è uno degli indagati a dire “i ristoranti sono di Angelo Moccia, i ristoranti di Roma sono tutti loro! Vedi che c’hanno un’organizzazione… ti dico… spaventosa! Spaventosa!”. L’intercettazione è citata dal gip nell'ordinanza di custodia cautelare. In un'altra comunicazione carpita, un altro non usa mezzi termini affermando: “quelli c'hanno veramente un esercito..ti ammazzano”.
Nel corso dell'operazione di oggi è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni, anche ai fini della confisca, di parte del patrimonio del clan, del valore complessivo di circa 4 milioni di euro.
Dalle indagini è emerso, inoltre, una richiesta estorsiva e di riscossione di 300 mila euro posta in essere da affiliati al clan ai danni di imprenditori che avevano ottenuto dal Tribunale di Roma la gestione di quattro locali, oggetto di un precedente sequestro di prevenzione operato per evasione fiscale nei confronti di un noto manager romano riconducibile al capoclan Angelo Moccia.
E non ci sarebbe stata solo la ristorazione nei loro 'affari'. I Moccia avrebbero, infatti, prestato anche denaro.
Dalle carte dell'inchiesta emerge che il clan Moccia garantiva prestiti a Claudio D'Alessio, figlio del cantante Gigi. Il ragazzo lamentandosi delle pressioni dei Moccia, in una conversazione intercettata, avrebbe detto: “Se tu non blocchi un attimo la situazione e dai il tempo di respirare e di organizzarsi, qui non si andrà mai da nessuna parte, e quindi dico... cioè, non è che uno va a rubare la mattina che all'improvviso io ti posso chiudere…”.
A ringraziare Dda e carabinieri per l'operazione la sindaca Virginia Raggi che in un tweet ha sottolineato: “Istituzioni unite per portare legalità nel nostro tessuto economico. Andiamo avanti, sempre #ATestaAlta #FuoriLaMafiaDaRoma”.. Mentre la Coldiretti ha lanciato un allarme: "La malavita è arrivata a controllare cinquemila locali tra ristoranti, pizzerie e bar con l'agroalimentare che è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della criminalità che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana della persone".