Benevento

Chissà se si riuscirà a dargli un nome ed un cognome, a capire da dove venisse, ad avvertire qualcuno che voleva bene a quel giovane straniero. Pensavano fosse un borsone nero caduto, all'improvviso, da quel tir che stava svoltando nell'azienda di lavorazione dei tabacchi. Quella è l'immagine rimasta negli occhi di aveva assistito alla manovra e non si era reso conto nell'immediatezza che si trattava di un essere umano.

Era suo il sangue sull'asfalto della statale 90 bis, lo aveva versato dopo essere stato travolto dal mezzo- l'autista si era subito fermato - sul quale si era nascosto. Non sapremo mai, probabilmente, dove fosse diretto, cosa abbia pensato in quelle ore trascorse a respirare i gas di scarico tra il rimorchio e la motrice dell'autoarticolato, partito dalla Bulgaria e sbarcato a Brindisi per un viaggio senza interruzioni, fino al Sannio, dove avrebbe dovuto caricare un quantitativo di sigari destinati al Portogallo.

Era giovedì scorso quando la tragedia si era materializzata, quando il sogno di una esistenza migliore era finito per sempre per un uomo in fuga dal suo paese, alla ricerca di un futuro che non ha avuto. A chi interessa se fosse di nazionalità siriana, afgana, se avesse dei familiari che non sapranno la tragica sorte che gli è toccata? Non sarà semplice identificarlo, ma il sostituto procuratore Patrizia Filomena Rosa ed i carabinieri non stanno lesinando gli sforzi.

La speranza è che, magari, una novità salti fuori dal suo telefonino. Oggi l'autopsia curata dal medico legale Emilio D'Oro,  della vittima non sembrano esserci tracce nelle banche dati delle forze dell'ordine: fosse stato ospite di qualche struttura, o fosse stato arrestato, sarebbe stato già tutto definito. Non è così: una circostanza che aggiunge ulteriori motivi di tristezza ed amarezza per una morte assurda. Non era un borsone ma una vita spezzata.