Era accusato di essersi appropriato indebitamente, come dirigente dell'Asl, di 83mila euro. Un'imputazione che il sostituto procuratore Assunta Tillo avrebbe voluto finisse al centro di un processo, per la quale il gup Gelsomina Palmieri ha invece disposto il non luogo a procedere, perchè il fatto non sussiste. E' la decisione adottata, in linea con la richiesta dell'avvocato Vincenzo Regardi, per Antonio Mennitto, chiamato in causa da un'indagine avviata dopo una denuncia anonima.
Riguardava fatti che andavano dal dicembre del 2010 al febbraio del 2013: un lasso di tempo nel quale Mennitto, responsabile degli Affari legali dell'Azienda sanitaria, “avendo in ragione del suo ufficio la disponibilità delle somme depositate sul conto corrente bancario tenuto presso l'Unicredit ed intestato ad 'Unitaria sanitaria locale n.5 in liquidazione'”, si sarebbe appropriato, secondo gli inquirenti, “mediante pagamenti in suo favore, di compensi aggiuntivi al normale trattamento economico per le attività professionali svolte a seguito degli incarichi legali ricevuti dal commissario liquidatore delle disciolte Usl, senza presentare alcun documento giustificativo inerente le somme dallo stesso percepite per le spese vive sostenute”.
Un addebito, quello di peculato, che, come detto, è caduto.