Avellino

Tutti erano autorizzati ad uscire dall'Asl, ma non per compiere compiti personali. Si usciva per effettuare visite mediche, corsi autorizzati dall'Asl. Ma non solo. Le uscite erano regolarizzate dalle autocertificazioni, controfirmate dal dirigente. 

E' quanto emerso nel corso dell'udienza del processo dei “furbetti del cartellino” all'Asl di Avellino. Gli imputati, tra medici e infermieri, sono accusati, a vario titolo, di truffa aggravata e falsa attestazione di servizio, in quanto, secondo gli inquirenti, avrebbero timbrato i rispettivi cartellini anche quando non erano a lavoro.

A riferire in aula i particolari, sono stati due medici, citati dagli avvocati della difesa come testimoni. Il primo ha precisato che uno degli imputati chiamati in causa, Carmine Iannaccone, “aveva un’autorizzazione in quel periodo in cui sono state effettuate le indagini. Inoltre nel corso dell’udienza di ieri è emerso anche che l’impiegato poteva spostarsi anche presso la sede distaccata dell’Asl (ubicata in via Iannaccone) per la consegna della corrispondenza.

Anche il testimone il medico Sandro Di Stasio chiamato dall'avvocato Carmine Freda a difesa dell'infermiera Rosanna Grimaldi, ha affermato che in quei giorni ha accompagnato la collega fare controlli pediculosi in una scuola della città.  Si torna in aula il prossimo 30 novembre quando verranno ascoltati altri testi citati dai difensori degli imputati. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore, Fabio Massimo Del Mauro, si basa su un mese di indagine in cui sarebbero state evidenziate delle anomalie nella timbratura di cartellini, con una sottrazione media di 20-25 ore.