Un colpo importante quello che oggi i Carabinieri e la Polizia di Napoli hanno inflitto al clan De Luca Bossa, con l’esecuzione di fermo di pm di indiziato di delitto nei confronti di 7 persone legate al sodalizio per estorsione aggravata dal metodo mafioso e al fine di agevolare l'organizzazione di appartenenza. Il gip partenopeo ha poi convalidato gli arresti.
I due provvedimenti riguardano, rispettivamente, un'estorsione commessa nell'ambito della gestione delle abitazioni di edilizia popolare e un tentativo di estorsione continuata nei confronti di un imprenditore.
Il primo decreto riguarda tre indagati: Umberto De Luca Bossa, attuale reggente della cosca e figlio del fondatore, il boss Antonio detto Tonino 'o sicc, Roberto Boccardi e Mario Sorrentino, che hanno richiesto a una donna 5000 euro quale prezzo per conservare il possesso dell'alloggio popolare nel quartiere Ponticelli in cui viveva con il figlio minore. Per le minacce ricevute, non disponendo della somma, la vittima è stata costretta a lasciare la casa per evitare ritorsioni.
Il secondo provvedimento è stato emesso nei confronti di 4 indagati: Eugenio Bonito; Giuseppe De Luca Bossa, esponente dell'omonimo clan, Domenico Amitrano e Carmine Fico. L'indagine riguarda un tentativo di estorsione continuato commesso nei confronti di un imprenditore che dopo aver subito il 9 settembre scorso gravi danni alla sua concessionaria di auto per l'esplosione di un ordigno artigianale, ha ricevuto una richiesta estorsiva di 50mila euro.
Il Clan De Luca Bossa nasce ad opera del boss Antonio De Luca Bossa detto ‘O Sicco, figlio di uno dei cutoliani più convinti.
Il sodalizio è stato sempre in lotta con i clan Fusco-Ponticelli e Sarno, anche se O’ Sicco era parte integrante del sodalizio dei Sarno dove svolgeva il ruolo di killer. La loro zona di influenza è quella della zona sud di Ponticelli con il quartier generale sul “Lotto 0” e infatti il controllo anche delle case popolari è uno dei maggiori poteri del clan. Nella faida con il clan Sarno i De Luca Bossa arrivarono ad utilizzare un'autobomba all'uscita del carcere di Poggioreale che uccise il 25 aprile 1998 Luigi Amitrano, nipote di Vincenzo Sarno.