Benevento

Ha contratto il coronavirus in ambito lavorativo, nell'ospedale dove lavoro. Dal 18 ottobre è in isolamento ma, nonostante fortissimi mal di testa, febbre e dolori ossei ha dovuto provvedere a fare una serie di operazioni alle quali sarebbe dovuta essere deputata l'Asl.

E' amaro lo sfogo di un giovane infermiere di Benevento che ha deciso di raccontare la sua storia che parte dalla sera del 17 ottobre data in cui ha immediatamente capito di 'essere finito' nelle fauci del virus. Sottoposto subito al tampone, essendo un operatore sanitario, la cruda realtà è emersa dopo poche ore.

Ora si trova in quarantena nella sua abitazione. Con lui la fidanzata, che mai è stata chiamata per effettuare il test e che si trova da giorni in un'altra stanza ma comunque in isolamento, e i sacchi della spazzatura che da 13 giorni non vengono raccolti attraverso il programma speciale messo in campo dall'Asia che purtroppo, però, non può intervenire prima che l'Asl di Benevento abbia inviato loro e ai vigili urbani i documenti sul nucleo familiare da assistere per quanto riguarda almeno la raccolta dei rifiuti.

Nulla di nulla. “I sacchetti sono appoggiati un po' nella stanza, un po' sul balcone dove però i gatti li rompono in continuazione” spiega l'infermiere che per fortuna ha ritrovato almeno un po' di sano autoironismo. Ma c'è poco da stare allegri e il perchè lo spiega il diretto interessato.

“Quando ho saputo della mia positività ho immediatamente allertato le persone con le quali avevo avuto contatti. Pochi per fortuna, ma comunque mi sono premurato io di allertare e tutti – alcuni però avendo difficoltà sul posto di lavoro in assenza di un certificato - si sono posti in autoisolamento in attesa di essere chiamati dall'Asl.

“Chiamate che non sono state mai effettuate dall'Ente preposto che ad oggi non ha effettuato il tracciamento nonostante abbia provato a chiamare decine e decine di volte senza però ottenere risposta”.

Non è certo una novità visto che la stessa Asl in questi ultimi mesi si è trovata ad affrontare una situazione di emergenza per il Covid senza precedenti con molteplici problemi che sta cercando di gestire giorno dopo giorno.

“Finalmente durante una di queste estenuanti telefonate mi ha risposto una persona che mi ha invitato ad inviare una Pec con tutte le informazioni sul mio caso. L'ho immediatamente inviata ma ancora non vengo contattato da nessuno”.

L'infermiere, estenuato anche a causa dei sintomi del Covid ha finanche provveduto ad informare la Polizia Municipale circa la positività sua e dei suoi familiari che nel frattempo si erano sottoposti privatamente al tampone ed erano risultati postivi.

“Chiedo a questo punto agli enti preposti di inoltrare le informazioni circa la mia positività affinchè l'Asia possa finalmente venire a raccogliere i rifiuti che ho provveduto ad imbustare così come mi hanno chiesto” (senza differenziata e con doppia busta).

L'infermiere poi rammaricato conclude: "Capisco l'impennata dei casi covid nel Sannio ma 13 giorni appaiono davvero tanti per avviare tutto l'iter sia per l'immondizia che per altro. Ora spero solo che al più presto l'Asl mi convochi per il tampone di controllo e tutta questa situazione finisca. Sorrido, però, quando sento parlare di tracciamenti che evidentemente sono ormai stati resi impossibili dal boom di casi. Capisco il momento di agitazione e di grande lavoro che l'Asl sta portando avanti, ma almeno mi risponda al telefono”.