Sit-in di protesta questa mattina davanti alla Prefettura di Avellino da parte di un gruppo di immigrati, accompagnati dai referenti della cooperativa Family che gestisce diverse strutture di accoglienza sul territorio irpino. Una di questi, Tiziana Cipoletta, ha evidenziato come i tempi per ottenere dalle commissioni competenti i permessi di soggiorno e lo status di rifugiato siano troppo dilatati. E il primo documento rappresenti per questi extracomunitari la condizione essenziale per poter cercare anche un lavoro e una forma di indipendenza e autosostentamento. I ritardi nelle procedure, peraltro, non sarebbero imputabili solo all'iter per i certificati anagrafici, ma tutte la varie parti dell’ingranaggio burocratico, sempre secondo la Cipolletta, avrebbero la loro parte di responsabilità.
Lo spazio antistante il Palazzo territoriale di Governo, inoltre, è stato anche il teatro di una polemica tra gli stessi responsabili delle associazioni del terzo settore e alcuni rappresentanti dei sindacati presenti. In particolare, sulle condizioni di vita offerte, Antonio Famiglietti della Cgil ha voluto portare un esempio pratico: «Gli immigrati ospitati in questo periodo stanno osservando il Ramadan, che impone il rispetto del digiuno fino a sera. Ma a quell’ora, al posto della cena e dopo non aver mangiato tutto il giorno, gli viene dato solo un bicchiere di latte. Visto che le spese vengono calcolate in base a pasti completi a persona, siamo di fronte ad una cosa vergognosa…».
Dall’altra parte, sempre Cipolletta, ha replicato precisando un altro aspetto della vicenda: in pratica, dopo i primi sei mesi quando ai cittadini extracomunitari scade il permesso di soggiorno, i medicinali non sono più distribuiti gratuitamente ai centri e questo, con il numero di profughi sempre più elevato, costringe chi gestisce queste strutture ad anticipare anche i costi per i farmaci. Intanto, diversi immigrati hanno voluto testimoniare anche il fatto che si trovano molto bene ad Avellino e sono rammaricati per il comportamento di alcuni loro connazionali.
Alessandro Calabrese