Il fatto non sussiste. E' la formula con la quale il giudice Francesca Telaro ha assolto Cristiano Huscher (avvocato Antonio Terralavoro), all'epoca primario del reparto di Chirurgia del Rummo, e i dottori Felice Mario Orazio Frattolillo (avvocato Antonio Frattolillo) ed Ermenengilda Marzullo (avvocato Giuseppe Toraldo), chiamati in causa per la morte di Adriana Davino, 55 anni, di San Martino Sannita, insegnante di Inglese alle scuole medie di San Giorgio del Sannio, avvenuta il 12 novembre del 2012. Per il Rummo, citato come responsabile civile, l'avvocato Andrea De Longis junior.
Erano stati i familiari, con una denuncia, ad innescare l’indagine, affidata alla Squadra mobile. Agli agenti avevano riferito che il 22 ottobre la docente si era ricoverata nel reparto di Chirurgia per un problema all’apparato gastrointestinale. Dopo essere stata sottoposta ad una serie di esami strumentali, alla donna era stata prospettata la necessità di un intervento. L’operazione era stata eseguita dopo alcuni giorni, e tutto sembrava essere andato per il meglio. La situazione sarebbe invece degenerata successivamente, quando sarebbero sorte delle complicazioni.
La 55enne avrebbe infatti cominciato ad accusare forti dolori addominali che avevano richiesto una ulteriore operazione, seguita dal trasferimento in Rianimazione, dove la paziente era rimasta fino al 12 novembre, quando il suo cuore si era fermato per sempre.
All’autopsia disposta dal sostituto procuratore Giovanni Tartaglia Polcini, ed eseguita dal dottore Enzo Migliorelli e dal professore Arnaldo Capelli, avevano partecipato alcuni consulenti di parte: la dottoressa Cornelia Ferraro (per i congiunti della vittima), i professori Piero Ricci e Fernando Panarese, per alcuni dei sei sanitari ‘avvisati’. Le conclusioni dei suoi specialisti, che non avevano ravvisato elementi di responsabilità a carico dei medici, avevano indotto la Procura a proporre l’archiviazione dell’inchiesta, alla quale si erano opposte le parti offese sulla scorta di valutazioni di segno opposto.
Inevitabile la fissazione di una camera di consiglio al termine della quale il gip Maria Di Carlo, nel febbraio del 2014, aveva disposto che l’attività investigativa proseguisse per altri sei mesi. Poi, la chiusura dell’indagine, supportata dalla consulenza del professore Claudio Buccelli, e la decisione di chiedere, oltre ad altrettante archiviazioni, il rinvio a giudizio dei tre medici, stabilito nel marzo del 2016 dal gup Flavio Cusani. Quattro anni e mezzo di processo e ora la sentenza: tutti assolti perchè il fatto non sussiste.