Benevento

Cinquantaquattro presenze in giallorosso e due promozioni consecutive, dalla Lega Pro alla serie A. Uno score di tutto rispetto per Andrea De Falco, attuale centrocampista della Viterbese, rimasto molto legato al Sannio dopo tre stagioni intense: “Benevento – ha esordito - mi rievoca ricordi indelebili che mi invadono il cuore. Il mio unico rammarico stato è quello di non aver mai giocato in serie A con questa maglia. Baratterei cento presenze nelle categorie minori per un solo minuto con la Strega nel massimo campionato. In quegli anni siamo riusciti a fare un qualcosa di irripetibile e che mi riempie d’orgoglio. Sono contento di quanto vissuto in giallorosso”. 

C’è un tuo ex compagno che sogna invece di giocare almeno un minuto in serie A, si tratta di Ghigo Gori. Glielo augureresti? 

“Certamente, sarebbe una soddisfazione che merita. Sono certo che questo suo sogno si esaudirà e non sarà un regalo. Così potrà chiudere il cerchio e toccare con mano il grande calcio”. 

Da quando sei andato via, il Benevento è retrocesso in B, per poi fare ritorno nell’olimpo del calcio italiano. Cosa ne pensi della truppa guidata da Pippo Inzaghi? 

“Le recenti sconfitte hanno interrotto l’ottimo inizio di campionato. La battuta d’arresto contro lo Spezia è stata molto difficile da digerire, anche perché in vista dei prossimi incontri era importante non perdere contro una diretta concorrente. La classifica è ancora positiva, il campionato è aperto. Il Benevento è una squadra competitiva, composta da calciatori esperti. Questo è un aspetto diverso rispetto a quanto visto tre anni fa, quando la società fece l’errore di puntare su calciatori forti ma debuttanti. Avere elementi che conoscono la categoria può essere importante anche nei momenti negativi. Lo scorso anno uno come Lapadula è andato in doppia cifra: quando hai un calciatore che ti fa gol è sempre più facile fare punti perché può risolverti la partita e aiutare al meglio la squadra. Ho fiducia e vedo bene il prosieguo. Sarà importante tenere alta la concentrazione perché quattro sconfitte consecutive possono intaccare il morale e la sicurezza”. 

Al rientro c’è la Fiorentina. I viola hanno tanta voglia di riscatto dopo l’esonero di Iachini e l’arrivo di Prandelli. Che partita sarà?

“Incontrare una squadra dopo il cambio del tecnico è sempre una incognita perché non puoi preparare la partita in base ai dati delle recenti partite. Saranno molto importanti gli stimoli per entrambe. Sia il Benevento che la Fiorentina vorranno dimostrare che il momento negativo è alle spalle. Sarà fondamentale l’atteggiamento”. 

A diciannove anni andasti proprio a Firenze. 

“Esattamente, fu la prima esperienza fuori casa. Ho dei ricordi importanti e belli. La Fiorentina era una società nuova che stava muovendo i primi passi in serie A. Ero il più giovane della rosa, ma sul campo feci davvero poco. Ebbi modo di godermi la città e l’ambiente: il pubblico viola è molto caloroso”. 

Quanto incide la pandemia sui risultati che stiamo vivendo?

“Molto. Anche io ho avuto il Covid e sono stato costretto a vivere venticinque giorni chiuso in casa. Dobbiamo conviverci, non si può fare altrimenti. Occorre mantenere tutte le precauzioni possibili e sperare che questo incubo finisca presto. Per quanto riguarda il lato sportivo, non è affatto semplice organizzarsi e fare i conti con tante assenze dell’ultimo minuto: è una variabile che condiziona molto anche tutto ciò che si è preparato in settimana”.