Benevento

Paolo Franceschelli è tra coloro che sfiorarono la promozione in serie B nella stagione 1975/1976, quella del grande rimpianto, cancellato solo dagli ultimi successi che hanno permesso al Benevento di approdare nel massimo campionato italiano. Trentotto presenze e otto gol nell’unica annata vissuta in giallorosso, la prima al sud dopo essere cresciuto calcisticamente nella Juventus: 

È chiaro – ha esordito Franceschelli – che il bianconero mi sia rimasto dentro. Ho visto con molta attenzione il match con il Benevento e devo dire che il pareggio non mi ha fatto arrabbiare in nessun modo. Quella dei giallorossi è stata una grande partita, di cui mi ha colpito molto la solidità. Tra le squadre che sono chiamate a salvarsi credo che sia tra le migliori, come dimostrato dal cammino visto fino a questo momento”. 

E quest’oggi c’è la sfida tra Parma e Benevento. Due realtà che Franceschelli conosce molto bene per averci giocato da calciatore: “I gialloblù sono un gruppo pericoloso, ma che non ha ancora trovato la giusta continuità. Prevedo un match molto combattuto, anche perché il Benevento non è affatto una squadretta: vanta tra le proprie fila dei calciatori importanti. Al Tardini avrà tutte le possibilità per conquistare un risultato positivo. Spero di non portare male, ma la compattezza vista contro la Juventus mi ha colpito. La società ha operato bene in sede di mercato, costruendo un collettivo che può continuare a fare bene. La forza dei giallorossi è che non ha delle individualità che spiccano sugli altri: si tratta di un insieme di elementi che in campo si trovano bene, rivelandosi molto quadrati. Questo è merito anche dell’allenatore e sono aspetti che possono mettere in difficoltà qualunque avversaria”. 

Nel 1975, come detto, il trasferimento nel Sannio: “Ero soltanto un ragazzo, avevo solo vent’anni e reduce dagli anni con Juventus e Varese. Di Benevento custodisco un ricordo bellissimo, anche se finì male per via della mancata vittoria del campionato. Ci furono anche degli episodi poco simpatici nei nostri riguardi. Ricordo con affetto mister Santin e tutti i compagni: insieme formavamo una squadra molto importante. C’erano i vari Penzo, Iannucci, Sartori e Cannata, tutti elementi giovani che poi avrebbero spiccato il volo. Il rammarico più grande è sempre stato quello di non aver ottenuto la promozione in serie B, anche perché Benevento è la squadra che più di tutte mi ha lasciato grandi emozioni, rafforzate dopo l’ospitata di qualche anno fa in cui noi vecchie glorie facemmo un’amichevole al Ciro Vigorito per ricordare Carmelo Imbriani. Adesso vederla in serie A mi fa un grande effetto. Sicuramente è la seconda squadra per cui faccio il tifo dopo la Juventus. Ci sta bene nell’olimpo del calcio italiano: gli auguro tutto il meglio”. 

Quel Benevento fu anche una delle ultime squadre a giocare sulla terra battuta del vecchio Meomartini: “Per le formazioni avversarie era un bunker. La gente era assiepata sugli spalti, come se fosse sopra di noi. Ricordo un campo talmente compatto che per chi ci affrontava era molto complicato fare la partita, anche se qualcuno ci riuscì come il Messina che di fatto ci tolse la gioia di ottenere la promozione in serie B”. 

Dopo il Benevento, Franceschelli fece le valigie per tornare al Varese. Nel 1977 ci fu il trasferimento al Parma, in sere C: “Trovai una società molto bella. Aspiravo a palcoscenici più grandi e devo dire che ebbi modo di giocare con grandi campioni come i vari Ancelotti e Rossi. Ho un ricordo calcistico molto bello di quella stagione che terminammo al terzo posto in classifica”. 

Dopo tanto girovagare, Franceschelli appese le scarpette al chiodo alla metà degli anni Ottanta con l’Orbetello. Oggi vive nella sua Grosseto, dove si occupa da molti anni di calcio giovanile: “Sono responsabile dell’Invicta Sauro, una società molto importante per quanto riguarda il calcio giovanile, seconda solo al Grosseto. Partecipiamo ai campionati regionali. Mi diverto molto, la mia voglia di stare in mezzo al campo non è mai scemata. Qualche volta mi diletto anche a fare l’allenatore. Che dire, la passione per questo sport non finisce mai”.