Avellino

L'Avellino si è risvegliato con una duplice consapevolezza. La prima è quella di aver disputato, a Francavilla Fontana, la sua peggior partita stagionale per ritmo, intensità, concentrazione ed idee. La seconda è quella di avere un quadro ormai piuttosto chiaro su potenzialità e i limiti dell'organico, sia in termini collettivi, sia individuali. Su questo aspetto, il tecnico dei lupi, Piero Braglia, si era soffermato, non per caso, nel post-partita della gara casalinga con il Catania sottolineando opportunamente che, soprattutto in un gruppo totalmente nuovo, la conoscenza dei calciatori, dei loro aspetti caratteriali e della loro adeguatezza al progetto tecnico-tattico, si acquisisce solo e soltanto strada facendo. Allenamento dopo allenamento. Partita dopo partita. In tal senso, a fronte di un budget di tutto rispetto, messo a disposizione dalla proprietà per gettare le basi per un organico in grado di essere competitivo sin da subito, la sensazione è che sia venuta fuori la classica incompiuta. Suscita perplessità soprattutto il centrocampo, che non per caso si chiama settore nevralgico. A livello numerico e qualitativo, al netto dei fattori imponderabili, il reparto è in evidente affanno. La congenita assenza di un regista, evidente non da ieri, è diventato un campanello d'allarme impossibile da spegnere in concomitanza con gli infortuni di De Francesco e in maniera paradossale dato che, già di per sé, De Francesco un play puro non lo è. Se in fase di filtro il reparto funziona, salvo qualche black-out, quando si tratta di impostare la manovra è palese la difficoltà di verticalizzare o distribuire il gioco sulle corsie laterali. Non un dettaglio nel 3-5-2. I fattori imponderabili vanno, però, gettati nel calderone, dicevamo. Certamente, in tal senso, ha pesato la serie di vicissitudini occorse ad Errico, portato all'ombra del Partenio proprio per collegare la mediana col reparto avanzato. La sua unicità nella rosa è, però, traducibile in mancanza di un sostituto. Si è così generato un effetto domino negativo. Il primo a farne le spese è stato Fella, bomber di razza, un po' snaturato sulla trequarti nel tentativo di allacciare i settori. Non di meno, ne hanno pagato le conseguenze centravanti fisici quali sono Maniero e Santaniello. Senza rifornimenti, non si cantano messe. Difficile chiedere a due stoccatori puri - lo è soprattutto Maniero - di fare il proprio lavoro al massimo delle possibilità. Il mercato di gennaio diventa così essenziale mentre è già partita la prevedibile ricerca di un capro espiatorio. Come in una scacchiera, però, basta pensare alle “statuine” a disposizione per capire che c'è una falla oggettiva. Si può cambiare posizione, provare a inventarsi qualcosa, ma se manca un “re” nel cuore dello schieramento, la colpa può essere solo, frettolosamente, dello scacchista e dalle sue mosse? Di quello scacchista, Piero Braglia, che, pur facendo quadrato per evitare polemiche, quella specifica pedina l'aveva individuata in un altro profilo e lo ha anche dichiarato davanti a microfoni e taccuini? Riuscirà, lo scaricabarile, a lasciare spazio, finalmente, a un costruttivo mea culpa?