C'è stato un momento in cui Roberto De Zerbi era in cima alla lista dei nemici sportivi dei beneventani. Il testa a testa con il Foggia in chiave promozione, unito allo spirito sanguigno del tecnico, non fecero altro che dare vita a un confronto serrato sia in campo che al di fuori a suon di dichiarazioni. Ci sta, anzi ben venga: è un qualcosa che rende molto più avvincente il calcio, sempre se non oltrepassa l'aspetto puramente sportivo e agonistico.
Dopo nove sconfitte consecutive in serie A, Vigorito decise di dare il ben servito a Marco Baroni. Come sostituto scelse proprio De Zerbi, reduce da pochi mesi negativi vissuti l'anno prima al Palermo. Un tecnico fermo da tempo, "bruciato" dalla scelta di effettuare il doppio salto dalla Lega Pro alla serie A in un contesto, come quello rosanero, in cui le teste degli allenatori saltavano un giorno sì e l'altro pure. Il matrimonio tra il tecnico e il Benevento fece nascere qualche mugugno di troppo, condizionati da un inizio di stagione completamente disastroso.
Chiacchiericci che non sfiorarono minimamente De Zerbi, uno che quando entra in campo pensa solo a come far giocare bene la sua squadra. Cercò di dare sin da subito una impostazione a quel Benevento, non tanto a livello tattico ma soprattutto di personalità. "Ci vuole cazzimma" o "i palloni devono scoppiare in area", frasi che ripeteva spesso in conferenza stampa.
Il primo punto con il Milan, le due vittorie consecutive con Chievo e Sampdoria, l'ottimo mercato di gennaio che cambiò fisionomia a quella squadra. De Zerbi si armò di acqua e sapone per cancellare al meglio l'onta della vergogna dalla faccia della Strega, per poi diventare una mina vagante per tutte, mettendo in grossa difficoltà squadroni come Napoli, Inter e Juventus. Il destino del Benevento era ormai segnato: tutti lo pensavano ma nessuno lo diceva. La salvezza sarebbe stata quasi impossibile, ma alla fine i giallorossi tornarono in serie B a testa alta, praticando un bel calcio e togliendosi anche qualche soddisfazione, come la vittoria a San Siro contro il Milan. Un successo che per De Zerbi, da buon bresciano, rappresentò una vera e propria apoteosi.
Chi è rimasto di quella squadra? Ritroveranno il loro vecchio allenatore i vari Letizia, Del Pinto, Viola e anche Sanogo. Proprio quest'ultimo vanta di essere uno degli esordienti più giovani in assoluto nella storia della serie A grazie alla fiducia mostratagli dal tecnico bresciano.
L'esperienza sannita, seppur terminata all'ultimo posto, si rivelò un vero e proprio trampolino di lancio per l'allenatore che dopo pochi mesi si accordò con il Sassuolo. Una storia che perdura ancora oggi e sempre in crescendo, con i neroverdi che adesso sono al quinto posto in classifica. Venerdì sarà la prima da avversario per De Zerbi dopo l'esperienza di tre anni fa: un confronto atteso per un abbraccio virtuale perché sì, si può lasciare un ottimo ricordo anche dopo una retrocessione.