Avellino

Sono già 148 le firme raccolte tra infermieri, medici, personale e sanitari dell’ospedale San Giuseppe Moscati per intitolare il reparto di infettivologia del presidio sanitario di contrada Amoretta al dottore Claudio Magliocca,  morto lo scorso 3 dicembre nell’Unità operativa di Anestesia e rianimazione dell’Azienda ospedaliera Moscati.

Magliocca è stato il primo medico in servizio nella struttura di Contrada Amoretta e anche in tutta l’Irpinia  a perdere la vita dopo aver contratto il nuovo Covid, molto probabilmente, sul posto di lavoro. Lo ha seguito, solo pochi giorni dopo, il primario di anestesia della clinica Malzoni di viale Italia, Sergio Pascale.

Il dottore Carmine Sanseverino dirigente del reparto di medicina d’Urgenza, anche lui rimasto contagiato lo scorso inverno dal virus, e guarito dopo lunghe settimane di degenze ha avviato la raccolta delle firme per dedicare il reparto a Magliocca.

Residente a Roccarainola in provincia di Napoli, Magliocca avrebbe compiuto 67 anni a marzo. Ha lavorato in prima linea, finché le condizioni di salute glielo hanno consentito, in uno dei reparti più a rischio dell’area Covid del Moscati, ovvero quello di Malattie infettive che è stato il primo a essere completamente riconvertito per ospitare i contagiati. Il medico era risultato positivo al tampone molecolare a metà novembre: inizialmente, è stato in isolamento presso la sua abitazione a Roccarainola. Poi l’improvviso aggravarsi ne aveva imposto il ricovero.

Carmine Sanseverino ha lanciato la raccolta firme.

“Un omaggio doveroso ad un medico nel senso autentico del termine - racconta Sanseverino -. Il dottore Magliocca ha sempre lavorato senza mai risparmiarsi, attraversando la pandemia tra mille rischi. A lui vogliamo dedicare il reparto simbolo della lotta al Covid, dove dall’inizio è stata fronteggiata l’emergenza. Anche lui è diventato  uno dei simboli della lotta al nuovo coronavirus in Irpinia.

«La mia storia – dice – ha tante analogie con quella di Mario, purtroppo l’epilogo è stato diverso. Quando ho saputo che era in terapia intensiva, nella stessa palazzina dove sono stato io per parecchio tempo, mi sono preoccupato tantissimo. Ho pregato perché Mario ce la facesse e perché potessimo archiviare insieme questo dramma. Purtropponon è andata così: «Mario ci ha lasciato prossimo alla pensione. Oggi, più di ieri, ricordiamo la professionalità e innato garbo. Conto di raccogliere tutte le firme necessarie per onorare la sua memoria dedicandogli il reparto».