Avellino

“Il coronavirus non chiede la carta di identità, colpisce persone di ogni età. C’è stato il caso di un bambino di un solo anno e mezzo risultato positivo al covid. Questo solo per citare un esempio, che possa fornire un quadro complessivo dell’alto rischio di contagio nella nostra provincia”. Onofrio Manzi responsabile del coordinamento di prevenzione dell’asl di Avellino alla vigilia delle feste e del probabile cambio di zona per la regione Campania, atteso dopo il 20 dicembre, commenta dati e proiezioni del contagio da covid-19 in provincia di Avellino.

Dottore Morrone, viviamo una fase discendente del contagio, con meno ricoveri in ospedale e bollettini meno pesanti. E’ davvero così?

«Fortunatamente si vedono gli effetti delle chiusure disposte, delle regole più severe per contenere il contagio. Perché per ora non esiste ancora altra possibilità di intervento se non l’azione sui comportamenti delle persone. La capacità di diffusione e duplicazione del virus è in calo. Tutto frutto dei comportamenti responsabili. Ma non si deve assolutamente abbassare la guardia. I mesi di ottobre e novembre sono stati a dir poco drammatici. Sono servite lunghe settimane di mappatura e isolamenti domiciliari per bloccare l’innesco di pericolosissimi cluster a catena».

Dottore Manzi, quali sono i dati?

«Il famoso indice Rt a Novembre era molto alto, oltre il 2. Grazie a questo lavoro certosino di controllo siamo finalmente scesi sotto l’uno fino allo 0,6».

Intanto il Natale è alle porte e la stretta si è allentata…

«Rischiamo di pagare amaramente il prezzo delle future distrazioni e il rischio, stavolta è molto più alto».

In che senso?

«Basti pensare che a ottobre abbiamo fatto fronte ad una serie di contagi a catena, ci siamo trovati di fronte i cosiddetti focolai, partendo da una base prossima allo zero dei contagi. Attualmente il quadro è molto diverso: in Irpinia ci sono 7mila persone positive al Covid. Questa è una base incontrovertibile da cui parte il nostro lavoro, con altre migliaia di persone isolate in casa».

Sono vicine, ormai alle porte, le Feste. Cosa accadrà?

“Il rischio di un nuovo liberi tutti come ad agosto innescherà una situazione ancora più drammatica rispetto a quella autunnale. Siamo in pieno inverno, con una sfida da vincere altrettanto prossima: quella della campagna di vaccinazione. Se alle persone verrà concesso di allentare la presa, di essere più disattenti ci avvieremo verso una nuova catastrofe infettiva. Il mio auspicio? Misure rigide, senso di responsabilità altissimo delle persone, osservanza rigorosa delle regole anti diffusione del coronavirus.”

In tanti con l’approssimarsi dell’allentamento dei controlli sottovalutano puntualmente i rischi del covid?

“Assolutamente sì. Eppure non si rendono conto dell’alta contagiosità e aggressività di un virus che oltre che a portare al collasso gli ospedali e sistemi di assistenza sanitaria, resiste in maniera incredibile. Pensi c’è stato il caso di una persona in Irpinia risultata positiva a 18 tamponi consecutivi, distribuiti in oltre tre mesi”.

Prevedere la terza ondata è nell’ordine naturale delle cose. Per comprenderlo bisogna guardare alle epidemie del passato…

“Ma ora dovrebbero arrivare i vaccini. L’Asl ha già il suo frigo, ad Ariano, che può contenere 1.000 dosi. Si sa anche che c’è un piano del fabbisogno per le prime 7.000 e che si partirà dal personale sanitario, anche delle case di cura private convenzionate”.

Dottore, cosa teme per le feste?

"Non volgio rivedere le stesse scene di questa estate. Temo gli aperiviti fuori controllo con centinaia di ragazzi assembrati, senza mascherina, rilassati che interagiscono semza proteggersi. Stavolta sarebbe il dramma. Sono tutti comportamenti da evitare, Il mio appello è il seguente: siate prudenti, restate a casa, raccoglietevi nell'intimità delle vostre case e famiglie. La superficialità stavolta avrà un prezzo troppo alto".