"In questi ultimi giorni si e' parlato, anche a sproposito, della fuga al Sud dei professori, con scuole a rischio chiusura a seguito dei troppi permessi richiesti dai docenti il 19 dicembre per evitare, in vista delle festivita' natalizie e lo stop dell'attivita' didattica fino almeno al 6 gennaio, il possibile blocco degli spostamenti imposti dal Governo con l'ultimo Dpcm per evitare una nuova impennata di contagi da Covid19. Una richiesta dovuta alla confusione determinatasi dal succedersi delle norme e dal timore che lo spostamento tra le regioni potesse diventare problematico". Lo sottolinea l'Anief, osservando che "lo spostamento territoriale dei docenti e' un atto piu' che comprensibile, dovuto al timore di rimanere bloccati lontani dai loro affetti. Un diritto, quello al ricongiungimento della famiglia, che non si puo' certamente negare anche perche' garantito costituzionalmente".

"Ma il problema andrebbe affrontato anche da un altro punto di vista: in particolare, quello di risalire alla motivazione che ha lasciato decine di migliaia di docenti a centinaia di chilometri dai propri cari. Una costrizione gratuita, derivante dalla Legge del 20 dicembre 2019, che diventa paradossale in presenza di posti vacanti e disponibili, ancora di piu' in piena emergenza epidemiologica". Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, "per questi motivi abbiamo fatto presentare due emendamenti specifici alla Legge di Bilancio 2021 per cancellare il vincolo dei cinque anni nel chiedere la mobilita' territoriale. Lo abbiamo detto diverse volte: bisognava fare di tutto per evitare che i cittadini si debbano mettere in viaggio, proprio eliminando il problema alla fonte. Soprattutto in presenza di posti di lavoro vacanti e disponibili".
(ITALPRESS).