Avellino

Che è stato un anno difficile sembra quasi una definizione semplicistica, invece la pandemia ha colpito tutti i settori in maniera trasversale. Ma nonostante ciò, il crimine sembra quasi non essere stato scalfito. Anzi. Molti ambienti della criminalità organizzata hanno approfittato della crisi per rafforzare il loro spessore. Anche i fatti di cronaca giudiziaria hanno fatto discutere durante il 2020, nonostante l’attività si sia fermata a causa del Covid. Non è mancata la caos nelle carcere con rivolte e proteste dei detenuti.

Sequestro viadotti A16 e nuovo procuratore

Il 2020 ha riportato di nuovo alla cronaca la strage bus. Dopo il sequestro delle barriere protettive dei viadotti dell’autostrada A16, nel tratto Baiano Benevento, la magistratura è andata avanti con l’inchiesta che ha visto nell mirino il principale indagato l’x Ad di Autostrade, Giovanni Castellucci, assolto nel processo per la strage ma arrestato per l’inchiesta del crollo del ponte Morandi. Nell’ambito del processo tanti colpi di scena che poi hanno fatto incrociare le due inchieste. Una fra queste, quelle delle intercettazioni telefoniche che hanno registrato la conversazione tra Paolo Berti e Michele Donferri Mitelli, rispettivamente  direttore Operazioni centrali di Aspi ed ex responsabile nazionale manutenzione di Aspi. E’ proprio Berti ad ammettere che nel processo della Strage bus, dove è stato condannato a 4 anni e 10 mesi, è stato costretto a mentire per proteggere qualcuno.

La nomina del nuovo procuratore

Nello stesso anno in cui il procuratore Rosario Cantelmo sequestrava le barriere, annunciava anche il suo addio alla Procura di Avellino per raggiunti limiti di età. Al suo posto è stato designato dal Csm il nuovo capo dei pm avellinese, Domenico Airoma.

Ricoverato il capo della Nco Raffaele Cutolo   

Il professore di Ottaviano viene trasferito dalla cella del carcere di Parma all’ospedale per gravi problemi di salute. Dopo essere stato curato ritorna tra le sbarre, dove vive ormai da ben 42 anni in regime del 41 bis, e lancia un appello: quello di essere scarcerato e di far ritorno a casa. La sua richiesta diventa più incisiva nel momento in cui tra le sbarre si vive la paura di essere contagiati dal Covid - 19. L’istanza di scarcerazione però viene nuovamente respinta.

Bomba davanti al centro impiego

Era metà maggio, stavamo uscendo dalla prima fase del lockdown e l’esasperazione della crisi economica si faceva sentire. Ignoti hanno fatto esplodere un grosso ordigno rudimentale davanti la sede del Centro per l’Impiego di via Pescatori. Un’esplosione che ha scosso istituzioni e mondo politico. Sul posto, a poche ore dalla bomba, arrivò inaspettatamente, il residence della regione Campania Vincenzo De Luca che parlò di segnale inquietante. Nel frattempo la polizia ha avviato le indagini. Al momento sono due le persone indagate e l’episodio pare sia legato a un gesto sconsiderato di un uomo. 

Ferimento di Francesco Liotti

A fine agosto un altro episodio ha scosso la città di Avellino. Il ferimento di Francesco Liotti, noto pregiudicato avellinese, ferito dopo un inseguimento, al volto da un colpo di pistola. Vivo per miracolo è stato operato al volto ma non è stato in grado di riconoscere i suoi aggressori. La polizia è ancora sulle tracce degli uomini che quella mattina fecero fuoco contro il 36enne. Sul caso è intervenuta anche la Direzione distrettuale antimafia perché si pensa che l’episodio possa essere collegato a personaggi legati a clan locali.

L’omicidio del boss De Paola

Agli inizi di settembre la Valle Caudina è stata scossa da un omicidio efferato. Quello del boss Orazio De Paola, legato al clan Pagnozzi. Il 58enne è stato freddato da Gianluca Di Matola, 31enne rivale in amore, con diversi colpi di pistola a San Martino Valle Caudina. Tutti sapevano che tra i Di Matola e De Paola non correva buon sangue. Qualche giorno precedente al delitto c’era stato un litigio tra i due e poi la fine del boss. Un colpo alla testa e altri quattro al torace hanno messo fine al reggente storico del clan Pagnozzi.

Clan Partenio, l’arresto di lady aste

L’indagine, convenzionalmente denominata “Aste ok”, ha consentito di disarticolare l’organizzazione malavitosa composta da membri di spicco del “Nuovo Clan Partenio” (egemone nel capoluogo irpino, oggetto dell’operazione “Partenio 2.0”, condotta il 14 ottobre del 2019), nonché da imprenditori e professionisti. In carcere anche Livia Forte, la signora delle aste, l'unica che aveva fatto di alcuni luoghi del tribunale come una propria diramazione (aveva persino le chiavi dei bagni riservati ai dipendenti della sezione Fallimentare). Decine gli episodi che le vengono contestati dall'accusa e cui i suoi legali (l'avvocato Carmine Danna segue da sempre la famiglia) d'ora in avanti tenteranno di fornire spiegazioni e controtesi.