«Mi sono vaccinata, certo, e l'ho fatto in maniera convinta». Marina Federico è la prima sannita a vaccinarsi in Germania. Originaria di benevento città, oggi vive a Elsfleth, in Bassa Sassonia, dove si è trasferita da qualche anno con marito e figli e da più di un anno lavora in una struttura per anziani. Proprio in virtù del suo lavoro nel campo sanitario ieri è stata vaccinata, per sua scelta: «Non mi aspettavo francamente che molti colleghi in Germania, anche tra medici e infermieri, scegliessero di non fare il vaccino: la maggior parte ha deciso di evitare di sottoporsi alla vaccinazione nel mio team, su 18 sono stati 11 i non vaccinati. Le motivazioni? Quelle presenti anche nel dibattito italiano: paura dei potenziali effetti collaterali, essere soggetti allergici, scarsa fiducia in un vaccino nuovo. Insomma, anche qui la cattiva informazione ha avuto i suoi effetti. Io dal canto mio non ho avuto alcun dubbio e mi sono sottoposta all'iniezione: sto bene e non ho neppure dolore al braccio. Tra 14 giorni dovrò fare e farò anche il richiamo».
E sulla vicenda salita alla ribalta delle cronache, con la lotteria per i vaccini proprio nelle strutture per anziani Marina racconta: «Qui ce n'erano in abbondanza per tutti, semmai il rammarico è che non l'abbiano effettuato tutti».
Anche in Germania il covid ha creato molti problemi nelle strutture per anziani, come spiega Marina: «Nella prima fase la situazione era abbastanza tranquilla, anche perché le misure qui sono veramente severissime: noi operatori facciamo tampone rapido ogni due giorni e nell'attesa non ci fanno accedere alla struttura e in generale vengono contromisure in maniera molto meticolosa. Purtroppo nella seconda fase non siamo stati esenti da un focolaio, con 12 ospiti che si sono infettati. La situazione è stata affrontata con grande efficacia: è stato allestito un reparto covid a parte e gli ospiti sono stati curati in questo reparto. Purtroppo trattandosi di pazienti per la maggior parte ultranovantenni in molti non ce l'hanno fatta».
E per quanto riguarda la vita quotidiana alle prese col coronavirus in Germania Marina Federico racconta: «C'è molta serenità al di là delle ovvie preoccupazioni: i miei figli hanno continuato ad andare a scuola fino al 18 dicembre, quindi regolarmente. Ora però credo si attenderà il primo febbraio per il rientro per far tornare tutti e in tutta sicurezza tra i banchi di scuola. Mi ha colpito l'attenzione per i bambini: il pediatra mi ha anche mandato lettere per spiegare che la situazione covid può essere anche fonte di stress per i ragazzi e che se avessi ravvisato stress nei miei figli avrei potuto contattarlo tranquillamente per farli parlare con lui».
Ora tuttavia la Germania è tornata in lockdown: «Ma è qualcosa di molto soft a dire la verità: si può uscire senza limiti di orari, si possono incontrare persone con le dovute distanze, ma i negozi sono chiusi. I ristoranti poi sono chiusi dal 2 novembre scorso per quanto riguarda i posti a sedere mentre proprio come in Italia sono aperti per l'asporto. Ma in generale c'è tranquillità, c'è un gran rispetto delle regole, si nota in maniera evidente anche quando si va al supermercato con il disinfettante già nell'area carrelli, con il mantentimento delle distanze. Ma è una tranquillità legata anche al fatto che lo Stato aiuta in maniera importante in tutti i campi. A prescindere da tutto la speranza naturalmente è che questa situazione finisca presto e si torni alla normalità, e col vaccino la speranza è più concreta, anche per questo non ho avuto alcun dubbio nel farlo».