Avellino

Puntare sui giovani significa costruire il futuro di una società. E nel calcio dove tutto ruota intorno a meccanismi delicati soprattutto se riguardano la sfera economica, puntare sui giovani aiuta a combattere la crisi e ad avvicinarsi alle realtà europee, che fanno del settore giovanile il punto di forza sul quale costruire vittorie e prestigio. Lo si è capito, in notevole ritardo, anche in Italia. 

L'Avellino i suoi giovani li sceglie con cura. Osservandoli nelle categorie inferiori o nei vivai dei club più importanti del panorama calcistico italiano. Ma soprattutto sceglie quelli che hanno alle spalle già una buona dose di esperienza accumulata nelle precedenti avventure in cadetteria o sui campi della Lega Pro, dove ci vogliono grinta e carattere per emergere. È stato così per Zappacosta, per Izzo, per Bittante. Ma anche per Marcello Trotta, Alfred Gomis Rodrigo Ely e Jherson Vergara o per Marco Chiosa che, ad inizio della prossima settimana, il Torino rimanderà all'ombra del Partenio. 

Nel giro di pochissimi anni, grazie al lavoro certosino degli operatori di mercato bianconeri, senza dimenticare l'importante contributo dei tecnici Giovanni Bucaro e Massimo Rastelli, l'Avellino è diventata una delle società più importanti a cui affidare i propri giovani e farli crescere. E non è un caso se l'Udinese stia spingendo Valerio Verre a scegliere la destinazione Avellino. Non è neanche un caso se Atalanta e Napoli, dopo le positive esperienze con Zappacosta e Izzo, abbiano deciso di cedere in prestito Roberto Gagliardini e Roberto Insigne

I due Roberto si uniranno presto ad altri tre classe '94 già in rosa. Davide Biraschi, Maxime Francoise Giron e Tommaso Bianco. Ma non bisogna dimenticare altri due giovanissimi a disposizione di Attilio Tesser: Simone Petricciuolo, classe '95 e Mohamed Soumaré, classe '96.

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Carmine Roca