Benevento

L'attesa è ora per l'interrogatorio di garanzia, nel corso del quale l'indagato avrà la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere o di farlo dinanzi dinanzi al gip Gelsomina Palmieri. Probabile che sia la seconda la scelta che opererà, assistito dall'avvocato Vincenzo Sguera, per fornire la sua versione sui fatti ed illustrare la sua condizione economica, Salvatore Polizia, 57 anni, già noto alle forze dell'ordine, un imprenditore di Benevento, dai ieri mattina in carcere.

Una misura disposta in una inchiesta del procuratore aggiunto Giovanni Conzo, del sostituto Maria Gabriella Di Lauro, della Squadra mobile e della guardia di finanza. Per lui l'ipotesi di reato di riciclaggio e il sequestro dei locali – bar, pizzerie e punti di ristorazione – a lui riconducibili. Secondo gli inquirenti, avrebbe impiegato e trasferito in una serie di attivitàcommerciali i proventi derivanti da rapina, usura, estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti, attribuendo la gestione e la titolarità – fittiziamente, sostiene l'accusa – ad altre cinque persone. Da qui la chiamata in causa di alcuni familiari e non, in concorso con Polizia, per intestazione fittizia di beni.

“Emerge un contrasto netto – scrive il giudice – tra i redditi dichiarati e/o percepiti da Polizia e dal suo nucleo familiare e il numero e il tipo di esercizi commerciali gestiti. Gli accertamenti patrimoniali hanno evidenziato chiaramente che tutti i soggetti utilizzati quali prestanome non hanno capacità reddituali tali da poter finanziare e gestire una pluralità di attività commerciali”. 

Evidentemente – sostiene la dottoressa Palmieri - "Polizia Salvatore è colui che non solo gestisce ed amministra le attività, ma è colui che ne ha la titolarità sostanziale e che le anche finanziate con capitali peraltro di provenienza illecita”. Una conclusione che “si desume dalla evidente sproporzione tra redditi dichiarati e attività commerciali possedute e anche dal curriculum giudiziario”. Peraltro, “la riconducibilità a Polizia della titolarità sostanziale dei beni nonché delle risorse economiche in ess impiegate viene confermata anche dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia”.

Come è noto, si tratta della persona che ha permesso di 'rianimare'' l'attività investigativa della Squadra mobile sull'omicidio, compiuto nel 2009, di Cosimo Nizza, per il quale è a processo Nicola Fallarino. Il collaboratore spiega che sarebbe stato lo stesso Polizia a raccontargli il suo presunto ruolo di riciclatore, ma anche di presunto organizzatore di una rapina in una banca a Benevento che tra il 2010 ed il 2012 aveva fruttato un bottino di 250mila euro, 100mila dei quali sarebbero andati a lui.

Nessun altro riferimento, se non quello che emerge, ma solo per la cifra indicata, dagli archivi di cronaca. E' relativo ad un colpo commesso nel dicembre del 2011 nella zona alta della città, dove – secondo la ricostruzione dell'epoca – due malviventi, pistola in pugno e volto coperto da sciarpe e cappelli, avevano bloccato due impiegati e, una volta all'interno, li avevano costretti a stendersi sul pavimento dopo aver legato ad entrambi mani e piedi. Poi avevano atteso l'apertura della cassaforte, regolata da un meccanismo a tempo, ed avevano arraffato 250mila euro custoditi nel forziere, dandosi, infine, alla fuga.