Avellino

La lotta al Covid, gli oltre nove mesi di cure e lunga riabilitazione per superare i postumi della malattia, fino al ritorno al lavoro. E' rientrato in servizio in ospedale, oggi, il dottore Carmine Sanseverino, medico simbolo della lotta al Covid, in quelle stesse corsie dove, senza risparmiarsi, aveva lottato in prima linea da sanitario lo scorso inverno, fino a prima di ammalarsi lui stesso. Il dottore Carmine Sanseverino è tornato in corsia all’ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino e la gioia dei suoi colleghi è tanta. Il dottore ha ripreso servizio dopo lunghi mesi di riabilitazione, rientrando al lavoro, ma sostenendo turni compatibili con la sua condizione attuale. "Bentornato Nuccio", gli hanno detto in coro gli amici di sempre, rivolgendosi a lui con quel diminutivo affettuoso, così caro a chi gli vuole bene.

Sanseverino ha ripreso servizio nell’Unità Fegato e i suoi colleghi del Moscati lo festeggiano dopo aver atteso il suo rientro per lunghi mesi. Ha il sapore della rinascita la storia del dottore Sanseverino. La sua lotta contro il Covid raccoglie ogni aspetto della pandemia: quella del medico in trincea, del medico che si ammala e che, con forza, vince e rinasce ritornando esattamente al suo posto, in ospedale per aiutare i suoi malati.

Sono trascorsi nove mesi e mezzo di cure e riabilitazione per Carmine Sanseverino. “Sono ritornato in servizio – racconta -. Torno al lavoro con ovvie limitazioni. Non posso fare turni prolungati e stressanti e neanche essere in servizio di notte. Per ora. Sono stato assegnato all’Unità Fegato. Sono  un pò stanco, lo ammetto, dopo questo primo giorno di servizio. Ho vissuto tante emozioni in questa giornata. Serve tempo, ne sono consapevole. Devo ancora sottopormi a sedute di fisioterapia. Sono guarito dal covid, ma i postumi della malattia sono stati molti seri.

Ancora una volta invito tutti ad essere cauti, prudenti, a seguire le regole anticontagio. Per fortuna è arrivato il vaccino. Sottoporsi al vaccino è necessario e fondamentale per vincere la pandemia”. In ospedale ad Avellino i colleghi tutti emozionati lo hanno accolto. Lo avevano salutato lo scorso giugno quando, dopo settimane difficilissime, era riuscito a salvarsi dal coronavirus, lasciando la palazzina Alpi tra gli applausi e le lacrime di gioia di medici e infermieri.

“Il Covid è una cosa seria, serissima. Ammalarsi significa rischiare la propria vita. Non si può sottovalutare la pandemia, i suoi rischi. Auguro a tutti di vivere con serietà e consapevolezza questi giorni di campagna vaccinale. Vaccinarsi, lo ripeto, è un dovere per tutti, per poter superare la pandemia”.

Quella del rientro in servizio di Sanseverino era la notizia che una città, una provincia intera aspettava. Attraverso Facebook, a inizio emergenza, il dottore Sanseverino aveva sempre tenuto informati i suoi contatti sulla situazione dei contagiati ricoverati al Pronto soccorso dell'ospedale di Avellino. Finché un giorno era toccato a lui dare un brutto annuncio che lo riguardava. Il 13 aprile gli venne diagnosticata una polmonite interstiziale e il tampone confermò la sua positività. Il suo profilo facebook continuò ad essere agenda virtuale e puntuale dell’emergenza. Pubblicò un post per tranquillizzate tutti in quei primi giorni di ricovero: «Sto bene. Unico sintomo: la febbre».

Seguì altro post, poi, a tranquillizzare sulla negatività del test sui suoi cari. Due giorni dopo, invece, il quadro clinico cambiò radicalmente:

«Non riesco a postare più nulla nelle mie condizioni. Sono impegnato a lottare con tutte le mie forze contro questo maledetto virus».

Seguirono giorni dolorosi per l’intera comunità irpina, che seguì con affetto l’evolversi del suo quadro clinico. Il Dottore venne trasferito nella Palazzina Alpi. Seguirono giorni difficili di attesa e cure intense per salvarlo.

A fine maggio la notizia tanto attesa. Il dottore Sanseverino era guarito dal Covid. Il diario social tornò ad essere racconto virtuale dell’uomo e del medico. Nella sera del 12 giugno, venerdì, ore 12,27 apparve il post tanto atteso: «Buonasera, chi scrive è mia figlia Ada. Sto iniziando il ciclo di fisioterapia in clinica. Non sono ancora in grado di utilizzare la piccola tastiera degli smartphone, appena possibile tornerò su Fb. Saluti a tutti». Poi i lunghi mesi di riabilitazione fino ad oggi. Il ritorno in servizio di Sanseverino segna un capitolo ancor più lieto in questa storia di cure, lotta e resistenza al Covid.