"Ho simulato un infortunio, ho simulato per non essere coinvolto in una combine". Lo ha detto Armando Izzo, terzino in forza al Torino, all'epoca dei fatti calciatore dell'Avellino. Lo ha ammesso ieri in Tribunale a Napoli, rispondendo alle domande del pm antimafia Maurizio De Marco, che lo ha indagato per presunti contatti con la camorra di Secondigliano e Scampia, zona in cui Izzo è nato e cresciuto, in relazione all'ipotesi di combine nel corso della partita di campionato Modena-Avellino (serie B, 17 marzo 2014).
Difeso dagli avvocati Montone, Nugnes e Capuano, Izzo ha dunque ammesso di aver simulato un infortunio muscolare per non trovarsi coinvolto in un giro pericoloso di calcioscomesse, combine e camorra. In quel Modena-Avellino, Izzo non scese in campo e racconta al pm: "Ero a Secondigliano, a casa della mamma, ricevo una chiamata da Luca Pini, un collega calciatore che faceva anche il gioielliere, che doveva consegnarmi delle collane per moglie e figli, con lui c'era Salvatore Russo detto Geremia. Mi portano in un ristorante, dove trovo Millesi con i fratelli Accurso ma anche altre due persone che non ricordo bene. Loro mi dissero di accordarmi, ma a me quel raduno mi puzzava, vidi un'aria strana al punto tale che dopo una trentina di minuti presi un taxi e andai via.
Izzo, difeso dagli avvocati Stefano Montone, Rino Nugnes e Alfredo Capuano, ammette di aver simulato un risentimento muscolare, pur di non trovarsi in difficoltà, pur di rimare fuori dal match su cui la camorra pare avesse puntato gli occhi e i capitali.