E' una storia che risale a oltre dieci anni fa, emersa però nel 2018, quando lei si era confidata. Se sia fondata, lo stabilirà il processo in corso a carico di un uomo di Guardia Sanframondi, accusato di violenza sessuale ai danni di una bimba che all'epoca aveva dieci anni. I fatti si sarebbero svolti tra settembre ed ottobre del 2010: un dato, quello dell'indeterminatezza dell'addebito, che la difesa, rappresentata dall'avvocato Federico Di Mezza, aveva eccepito, incrociando però il no del Tribunale.
Secondo gli inquirenti, approfittando del rapporto di amicizia e frequentazione con la mamma, in due occasioni lui, che all'epoca viaggiava sulla cinquantina, avrebbe costretto la minore a subire atti sessuali. In particolare, le avrebbe toccato una gamba, poi le avrebbe palpeggiato il seno. Il tutto sarebbe avvenuto in un'auto, mentre dava un passaggio alla minore.
Episodi rimasti confinati a lungo in un silenzio che si era rotto all'improvviso, a distanza di otto anni, quando la madre della minore si era rivolta ai carabinieri, raccontando di essere diventata il bersaglio dei presunti insulti che l'uomo, e non solo, le avrebbe rivolto, e anche di aver saputo dalla figlia ciò che lui le avrebbe fatto in passato. E' il punto di partenza di una indagine diretta dal sostituto procuratore Marilia Capitanio, che aveva chiesto ed ottenuto, un anno fa, il rinvio a giudizio del 60enne, deciso dal gup Loredana Camerlengo.
Da qui l'avvio del dibattimento, scandito nelle scorse ore dall'escussione della mamma della parte offesa, che ha riferito in aula quanto aveva saputo dalla minore. Anche quest'ultima doveva essere ascoltata, ma non è stato possibile. Se ne riparlerà il 20 maggio, quando è in programma una nuova udienza, nel corso della quale è previsto anche l'esame dell'imputato, che da sempre professa la sua estraneità alle condotte prospettate a suo carico, a suo dire il frutto di una sorta di vendetta nei suoi confronti.