Avellino

Domani saranno trascorsi 60 giorni dall’inizio di quello che Eleonora Spagnuolo spera presto diventi solo un brutto e drammatico ricordo. Suo fratello Mirko è finalmente fuori pericolo dopo aver trascorso due mesi in ospedale al San Giuseppe Moscati, lottando tra la vita e la morte. “Mio fratello, la nostra famiglia ha superato un vero e proprio incubo. E’ avvenuto un miracolo al Moscati, grazie a medici, infermieri e operatori che, non solo hanno assistito Mirko senza risparmiarsi, ma sono riusciti, nonostante le misure anticontagio, a non far sentire mai sola e disperata la mia famiglia - spiega Eleonora -. Mio fratello ha rischiato la vita e solo oggi possiamo dire che è fuori pericolo”. Mirko ha lottato contro una miocardite acuta, che lo ha portato ad affrontare serissime complicazioni. Il coma, due interventi chirurgici, e le terapie salvavita affrontate in ben quattro reparti hanno reso la storia di Mirko una storia speciale, e di grande forza e attaccamento alla vita. Oggi è arrivata la buona notizia: in settimana Mirko sarà trasferito in una struttura riabilitativa per ritornare pian piano alla sua vita. 

“Dai primi giorni di dicembre Mirko aveva iniziato a non sentirsi bene - racconta Eleonora -. Ricordo come fosse il più brutto dei sogni il nostro arrivo al Pronto Soccorso del Moscati, con mio fratello che non riusciva a muoversi, che era già entrato in uno stato di pre-coma. Seguirono i giorni difficili, trai reparti di rianimazione, malattie infettive cardiochirurgia fino al ritorno in rianimazione. Ma in ogni reparto abbiao trovato alta professionalità e umanità, da parte dei sanitari. Il reparto di rianimazione è stata la seconda casa di Mirko, dove tutti dalle psicologhe ai medici, passando per gli infermieri e operatori sanitari sono riusciti a non farlo sentire solo e disperato, sono riusciti ad aiutarlo e sostenerlo nei momenti più difficili, quando noi, per il rischio covid non potevamo essere con lui, in reparto”. Eleonora Spagnuolo racconta con malcelata emozione i giorni difficili trascorsi tra alti e bassi, dovuti ad un quadro clinico di suo fratello delicatissimo.

“Solo chi ha vissuto un incubo simile al nostro può sapere e capire cosa significhi pensare che un tuo caro possa non sopravvivere, senza potergli stare accanto. Noi stessi non siamo stati lasciati soli, abbiamo potuto contare su un'equipe di grandi professionisti, che oggi occupano un posto tutto speciale nel nostro cuore: l’equipe di Rianimazione dell’ospedale san Giuseppe Moscati. Oggi credo nei miracoli, quelli compiuti da persone laboriose e generose, i medici, gli infermieri che non smettono di aiutare i malati, sostenendo i loro parenti, senza mai farli sentire soli”.