Metà indagati/ imputati in un procedimento connesso e metà testimoni. In tutto dodici persone che questa mattina, assistite dagli avvocati Claudio e Francesco Fusco, per due di loro, e dall'avvocato Roberto Pulcino, per le altre, sono state ascoltate nel processo a carico di dieci imputati nato dall'inchiesta del sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro e della guardia di finanza su una presunta truffa in materia di indennità di disoccupazione.
Dinanzi al Tribunale hanno sfilato una parte di coloro che avrebbero beneficiato delle condotte contestate, che avevano la facoltà, esercitata, di avvalersi della facoltà di restarsene in silenzio. Non ha invece potuto farlo una tredicesima persona, che ha dovuto rispondere come testimone perchè nel frattempo la sua posizione è stata archiviata. Tre gli assenti all'udienza odierna: per loro ed altri quattro è stato disposto l'accompagnamento coattivo per il prossimo 10 marzo, quando dovranno comparire in aula. Nella stessa occasione saranno anche escussi tre investigatori delle fiamme gialle.
L'elenco degli imputati include solo coloro ai quali è stata addebitata l'accusa di associazione per delinquere (sono stati prospettati, a vario titolo, anche truffa aggravata ai danni dello Stato, reati tributari, riciclaggio e autoriciclaggio). Una presunta organizzazione di cui viene ritenuto promotore e dominus Cosimo Tiso, 53 anni, di Sant'Angelo a Cupolo. Con lui ci sono a giudizio Gaetano De Franco, 45 anni, Maria Rosaria Canu, 49 anni, di Sant'Angelo a Cupolo, Tullio Mucci, 49 anni, Maurizio Marro, 58 anni, Gabriella Musco, 45 anni, di Benevento, di Benevento, Piergiuseppe Bordi, 42 anni, Pasqualino Pastore, 55 anni, Sergio Antonio Fiscante, 58 anni, Raffaele Bozzi, 59 anni, anche loro della città, difesi dagli avvocati Ettore Marcarelli, Andrea Imperato, Antonio Leone, Federico Paolucci, Vincenzo Sguera, Massimiliano Cornacchione, Gerardo Giorgione, Mario Villani e Domenico Cristofaro.
Nel mirino degli inquirenti un reticolo di società, definite cartiere, che sarebbero servite da un lato per utilizzare ed emettere fatture per operazioni inesistenti e, dall'altro, adoperate per l'assunzione fittizia di personale, per consentire la percezione indebita di indennità di disoccupazione in seguito al licenziamento. Indennità “accreditate sui conti correnti accesi dai beneficiari e versate in tutto o in parte ai vertici” della prospettata associa.
Un modus operandi che avrebbe consentito di creare crediti fittizi di imposta da compensare con i versamenti contributivi dovuti per le false assunzioni. Costi mai sostenuti, dunque, ma così sarebbero state gettate le basi per assumere un gran numero di dipendenti, per poi licenziarli e permettere loro di percepire le indennità.
Un centinaio i destinatari, disseminati tra Benevento, Avellino, Salerno, Napoli, Caserta, Roma, Reggio Calabria, Novara, e più centri delle stesse province. Le loro posizioni sono state stralciate e spacchettate in più gruppi.