Tutte assolte le undici persone - una dodicesima è nel frattempo deceduta- chiamate in causa da un'inchiesta della Dda di Napoli, della guardia di finanza e della forestale sannita su un presunto traffico di rifiuti nelle province di Campobasso e Benevento. Un'indagine per la quale il pm della Procura di Napoli, Salvatore Prisco, nel novembre del 2019, aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati.
Di parere opposto il Tribunale, che questo pomeriggio ha pronunciato la sentenza di assoluzione, perchè il fatto non sussiste o non costituisce reato, per Pier Luigi Accornero, 82 anni, di Asti, presidente del Cda della Accornero srl, ed il figlio Massimo, 56 anni, di Asti, amministratore delegato della stessa Accornero e fino al 2000 della 'Mi. Mer srl'; Maurizio L'Altrelli, 61 anni, di Montesarchio, funzionario del Genio civile di Benevento; Alberto Mascarino, 65 anni, di Torino, direttore tecnico della 'Accornero', Giovanni D'Auria, 71 anni, di Mercato San Severino, direttore dei lavori fino all'aprile 2013 della 'Accornero' sia della miniera, dell'ex cava ''Mi. Mer srl' e dell'impianto industriale di Riccia; Donato Antonio Paolucci, 78 anni, di Campobasso, titolare di una ditta; Giovanni Basilone, 52 anni, di Castelpagano, sorvegliante di miniera nonché addetto alla registrazione dei viaggi delle ditte incaricate al conferimento dei rifiuti prodotti a Riccia; Fabrizio Di Criscio, 42 anni, di Riccia, titolare di una ditta; Giuseppe Patti, 84 anni, di Catania, consulente tecnico della 'Accornero', già ingegnere capo del Distretto minerario di Napoli; Danilo Amerio, 65 anni, della provincia di Asti, tecnico della 'Accornero'; Teofilino Paolucci, 46 anni, di Campobasso, titolare di una ditta.
In particolare: il fatto non sussiste per le accuse di traffico di rifiuti e falso, non costituisce reato per quella di abuso d'ufficio. Infine, dichiarato prescritto l'addebito relativo alla violazione delle norme sulla tutela del paesaggio.
Queste le pene che erano state proposte dal Pm: 6 anni e 6 mesi per Pier Luigi e Massimo Accornero, 4 anni per L'Altrelli, 3 anni e 2 mesi per Mascarino, D'Auria e Donato Antonio Paolucci; 3 anni per Basilone e Di Criscio; 2 anni e 6 mesi per Patti e Amerio; 1 anno e 8 mesi per Teofilino Paolucci. Infine, la richiesta di condanna alla sanzione pecuniaria di 360mila euro, pari a 400 quote, per la 'Accornero' srl'.
L'inchiesta, scandita dall'esecuzione nel 2014 di una ordinanza ai domiciliari a carico dei due Accornero, poi tornati in libertà dopo la decisione del Riesame, aveva prospettato più capi di imputazione, per alcuni dei quali – associazione per delinquere e truffa – il gup di Napoli aveva dichiarato nel 2016 il non luogo a procedere nei confronti di coloro ai quali era stato addebitato.
Nel mirino degli inquirenti, un presunto traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali che risulterebbe collegato all'esercizio dell'attività di impresa degli Accornero, autorizzata sin dal 1999 dal Corpo delle Miniere del Distretto di Napoli allo sfruttamento del sito minerario di rocce feldspatiche alla località Battaglia di Castelpagano.
Secondo la Procura, l'impresa degli Accornero, dopo aver svolto la lavorazione dei minerali estratti, presso lo stabilimento industriale (facente capo a loro stessi e ubicato a Riccia, in provincia di Campobasso), avrebbe provveduto a trasferire tra il 2000 ed il 2013 circa 800mila tonnellate di rifiuti speciali derivanti dal processo produttivo e li avrebbe sversati abusivamente nel territorio sannita sia in terreni di privati, sia presso un' ex cava e, negli ultimi tempi, anche nella miniera di Castelpagano, in violazione della normativa concernente la tracciabilità dei rifiuti. Inoltre, avrebbero omesso di procedere al trattamento dei rifiuti e di provvedere al rimboschimento del sito adibito a sfruttamento, e in questo modo avrebbero violato le prescrizioni contenute nella concessione amministrativa.
Sono stati impegnati nella difesa gli avvocati Mario Gebbia e Valentina Corino (per i due Accornero, Mascarino e Amelio), Roberto Prozzo (per D'Auria, Basilone, Di Criscio, i due Paolucci), Gianna Posillico (per L'Altrelli), Bruno Botti (per Patti), Maurizio Bortolotto (per la società).
Parti civili il Ministero dell'Ambiente, con l'avvocatura dello Stato, e la Regione Campania con gli avvocati Graziella Mandato ed Elisabetta Balletta.