Benevento

Nessun dubbio, la loro colpevolezza è stata provata. Ecco perchè il pm Francesco Sansobrino ha chiesto l'ergastolo per Giuseppe Massaro (avvocati Angelo Leone e Mario Palmieri), 57 anni, di Sant'Agata dei Goti, e Generoso Nasta (avvocati Orlando Sgambati e Angelo Raucci), 32 anni, di San Felice a Cancello, imputati dell'omicidio di Giuseppe Matarazzo, il 45enne pastore di Frasso Telesino ammazzato a colpi di pistola la sera del 19 luglio del 2018 dinanzi alla sua abitazione alla contrada Selva.

Massaro è accusato di aver fornito la pistola 357 magnum usata per il delitto e la Croma che avrebbe guidato Nasta. Il dottore Sansobrino ha concluso una requisitoria andata avanti per tre ore e mezza: un lasso di tempo nel corso del quale ha puntato l'attenzione sulle circostanze emerse dalle indagini dei carabinieri e confermate, a suo dire, dal dibattimento: i dati forniti dal Gps installato sulla macchina, il contenuto delle intercettazioni, anche con il trojan – quelle del 17 e 22 ottobre sono state oggi dichiarate inutilizzabili dalla Corte di Assise, su richiesta dei difensori di Massaro, perché non vi è prova che siano state operate al di fuori dell'abitazione del santagatese, o delle pertinenze della stessa-; la consulenza balistica che ha definito l'arma detenuta legalmente dal 57enne come quella adoperata per uccidere, il deposito in banca effettuato a più riprese dalla figlia di Massaro, tra il 25 luglio e il 24 settembre, di 13mila euro: la donna ha sostenuto che si trattava di risparmi e regali che aveva deciso di non custodire più tra le pareti domestiche dopo un raid dei ladri a giugno; secondo il Pm, invece, sarebbe il corrispettivo per l'omicidio.

E ancora: il riconoscimento di Nasta da parte di una persona che quella sera aveva notato una Croma – nelle settimane successive aveva poi fatto riferimento ad una Bmw- che, dopo aver percorso un tratto in discesa, aveva rischiato di finire contro il cancello della sua casa. A bordo due persone, l'autista aveva fatto un paio di manovre e si era rimesso in carreggiata, poi aveva alzato un braccio per ringraziarla. Oltre a precisare che della targa, parzialmente coperta da scotch per imballaggio, lei era riuscita a leggere la base ed un numero – un 3 o un 8- ed aveva descritto i due occupanti. Aveva individuato Nasta, tra le foto che le sarebbero poi state mostrate, come colui che era al volante, ma non il passeggero, di cui aveva fornito una descrizione: giovane, sui 21-22 anni, carnagione olivastra.

 A seguire gli interventi degli avvocati Antonio Leone e Tullio Tartaglia, per i genitori e la sorella della vittima, parti civili. Entrambi si sono espressi per la dichiarazione di responsabilità dei due imputati, chiedendo una provvisionale di 100mila euro per ciascuna delle tre parti civili.

Il 22 marzo ed il 28 aprile le arringhe dei difensori, poi la sentenza.

Come più volte ricordato, un mese prima di essere ucciso Matarazzo aveva terminato di scontare una condanna a 11 anni e 6 mesi perchè riconosciuto responsabile di abusi sessuali ai danni della 15enne che il 6 gennaio del 2008 si era tolta la vita impiccandosi ad un albero. Una vicenda terribile sullo sfondo, dunque, di un omicidio che avrebbe come movente la vendetta, rispetto al quale mancano ancora il mandante ed il killer.